Federico Rampini: Il lato oscuro della Rete

L'economia digitale riproduce le stesse disuguaglianze

La Highway 101 è una strada leggendaria. Da San Francisco verso sud attraversa la Silicon Valley, là dove sono state partorite le più grandi rivoluzioni del nostro tempo: l’elettronica, l’informatica, internet, i social networks... Quella valle ha cambiato per sempre il nostro mondo.

Ma è cresciuta troppo in fretta e senza regole - dai garage a..

 

... Wall Street, da geniali adolescenti acqua e sapone a spietati capitalisti, da due spiccioli a miliardi di dollari - mostrando nel tempo il lato oscuro della rivoluzione digitale. Rinnegarla è un anacronismo, ma conoscere la Rete, travestita da Giardino dell’Eden, è una necessità urgente e cruciale per collocarla nel posto giusto, a servizio dell’uomo. E’ quello che ha fatto Federico Rampini, noto giornalista e profondo analista della società americana, con il libro “Rete padrona. Il volto oscuro della rivoluzione digitale” (Feltrinelli, 2014). Lo abbiamo raggiunto a New York.

    Dottor Rampini, la tecnologia digitale non aveva forse garantito di lasciarci più tempo libero?

L’America, dove vivo, è il laboratorio del nostro futuro. Qui il lavoro sta invadendo il nostro tempo: alle email di capi, clienti o partner bisogna rispondere la sera tardi, la domenica, a Natale o a Capodanno. La vecchia Europa tenta di difendersi: in Germania si è proposto di vietare per legge le email professionali fuori dall’orario di lavoro. Certi italiani li invidio: non mi rispondono se mando un’email durante il weekend! Il tema più inquietante è l’uso del progresso tecnologico. Keynes, negli anni ’30, prevedeva un futuro “liberato” grazie alle tecnologie: 15 ore di lavoro a settimana, abbastanza per produrre il benessere necessario, e tutto il resto per fare arte, sport e volontariato. Chi si è impadronito dei benefici del nostro aumento di produttività? Di certo noi no.

    Come molte rivoluzioni, le aziende digitali erano nate promettendo l'accesso universale e gratuito alla Rete. Poi sono diventate i Padroni del mondo...

Bill Gates, Steve Jobs, Sergei Brin e Mark Zuckerberg sono stati grandi rivoluzionari. Tutti, all’inizio, avevano un ideale libertario e democratico, spesso anche anti-capitalistico o, comunque, indifferente al profitto. Tutti, senza eccezione, sono diventati aspiranti monopolisti, implacabili nello schiacciare la concorrenza, macchine da profitto. Anche perché hanno trovato poca resistenza da parte di quelli che dovevano essere i contropoteri: antitrust e authority per la tutela del consumatore.

     Internet sarà il teatro strategico dei prossimi conflitti?

La terza guerra mondiale forse si combatterà a colpi di cyber-attacchi: hacker cinesi e americani che daranno l’assalto ai siti dei governi e degli eserciti. E’ uno scenario su cui investono molte risorse sia il Pentagono sia l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, così come Vladimir Putin. Peraltro, ci sono sabotaggi del programma nucleare iraniano condotti in alleanza da hacker americani e israeliani al servizio dei rispettivi governi. Non a caso oggi i regimi autoritari, russo o cinese, si stano costruendo delle Reti sempre più separate e autonome dalle nostre.

Nel libro cita una ricerca sugli adolescenti, che sareb-bero costretti a usare Facebook per socializzare, 

perché mancano il tempo libero e la libertà di movimento... La Rete, allora, è uno dei pochi spazi di espressione per loro?

Questa ricerca è la ricognizione più dettagliata ed esauriente sulla vita sociale degli adolescenti di oggi. Serve anche a vaccinare noi adulti contro gli eccessivi pregiudizi e diffidenze. Si scopre, infatti, che i nostri figli o nipoti sono meno ingenui e sprovveduti di quanto crediamo: vanno su Facebook o su altri social network soprattutto per prolungare e arricchire la comunicazione con quelli che sono già loro amici. L’idea che siano tutti Cappuccetto Rosso e vadano allo sbaraglio sui social gettandosi nelle fauci di sconosciuti, predatori sessuali, ecc., non corrisponde alla realtà per la stragrande maggioranza dei ragazzi. Alle volte i veri ingenui in Rete siamo noi, “immigrati digitali” con l’entusiasmo dei neofiti, non loro, “nativi digitali”.

     Crescono i tecnomilionari e si allarga la distanza con l'altro 99,9% della popolazione in USA. La Rete provoca abnormi diseguaglianze sociali, vero?

Già. E’ una grande delusione dell’economia digitale: sta riproducendo le stesse diseguaglianze che hanno caratterizzato il capitalismo tradizionale, quello della finanza di Wall Street. Apple, Amazon, Google, sono delle grandi macchine di creazione di ricchezza, ma a vantaggio di élite tecnocratiche.

     Jaron Lanier, a proposito del cybertotalitarismo, afferma che la Rete si sta prendendo tutto, anche il cervello. Ma se il cuore dell'innovazione è la creatività, non si crea un circuito autodistruttivo?

La creatività viene troppo spesso saccheggiata dai grandi aggregatori di contenuti, come Google e Facebook, che allungano la lista delle professioni depredate e svuotate dal travaso di contenuti: musicisti e traduttori e, tra poco, anche i medici. Poi, però, c’è anche l’aspetto positivo, come le start-up italiane che nascono in California: se la Rete viene usata bene abbatte barriere d’accesso, rende l’innovazione e la creazione d’impresa alla portata di giovanissimi neolaureati.

      La Rete ricorda la "Mano invisibile" del mercato di Adam Smith, neutrale e in grado di auto-regolamentarsi…

Abbiamo tutti bisogno di riprenderci il progresso, di governarlo e di orientarlo. La Mano Invisibile è un mito. Il mercato non è uno “stato di natura”, è il frutto di una sedimentazione di leggi e regole, troppo spesso disegnate per favorire i poteri forti e i privilegiati. Questo è un tema che racconto… in musica, nell’altro mio libro appena uscito, “All You Need Is Love – L’economia spiegata con le canzoni dei Beatles”. L’economia è impregnata da una gerarchia di valori morali. Dobbiamo riprendercela, è l’unico modo per essere protagonisti del nostro futuro.



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Simone Mazzata, Intervista a Federico Rampini (Giornale di Brescia, 21 dicembre 2014)
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