Fritjof Capra: il nuovo modello economico? Gli ecosistemi naturali!

La crescita è sostenibile solo se è qualitativa

Il suo primo libro, “Il Tao della fisica”, pubblicato nel 1975, affascinò l’opinione pubblica e divise la comunità scientifica internazionale, diventando un best seller con 43 edizioni e tradotto in 23 lingue. La sua tesi: dimostrare le inedite, intime connessioni tra la scienza del XX secolo e le spiritualità orientali, fino a dichiarare che “la consapevolezza di sentirsi connessi con la natura è centrale nell’ecologia ed è pure l’essenza dell’esperienza spirituale“.

 

 Fritjof Capra, fisico austriaco trapiantato a Berkeley (California), dove ha fondato e dirige tuttora il Center for Ecoliteracy (ecoliteracy.org), è ormai da molto tempo una guida per decine di migliaia di ricercatori e docenti nel campo della sostenibilità e della Teoria dei sistemi in tutto il mondo. Trent’anni dopo, Capra propone un condensato del suo pensiero in un volume, di cui riferiamo a lato, scritto a quattro mani con il biochimico Pier Luigi Luisi, noto studioso di ecosistemi e fondatore  del progetto “Cortona Week”.

    Professor Capra, qual è la lezione della natura che non abbiamo ancora capito?

Nel corso di milioni di anni di evoluzione, gli ecosistemi naturali hanno sviluppato alcuni principi di organizzazione per sostenere la rete della vita. Comprendere questi principi-base dell’ecologia è la più importante lezione che dobbiamo imparare dalla natura. Nei decenni a venire, la sopravvivenza dell’umanità dipenderà dalla nostra “alfabetizzazione ecologica”, ovvero dalla nostra capacità di capire i principi-base dell’ecologia e, di conseguenza, metterli in pratica.

    La rete è il suo continuo e pressante riferimento teorico e pratico. Ma come si può applicare questo approccio alla comunità umana?

La rete è il principio-base di organizzazione della vita. Tutti i sistemi viventi – organismi, parti di organismi e comunità di organismi – si organizzano come reti. Nelle comunità umane, queste reti sono reti sociali di comunicazione, sia elettronica, sia fisica. Noi dobbiamo riconoscere e rispettare queste reti sociali.

    Siamo ormai al crepuscolo del modello economico di crescita illimitata. Lei propone invece la “crescita qualitativa”. Ci spiega questo concetto?

La crescita è una caratteristica centrale di tutta la vita ma, in natura, non è lineare e illimitata. Mentre alcune parti di organismi, o ecosistemi, crescono, altri vanno verso il declino, rilasciando e riciclando le proprie componenti, che diventano risorse per nuova crescita. Io la chiamo “crescita qualitativa” per distinguerla da quella “quantitativa” utilizzata oggi in economia, che produce per la gran parte rifiuti ed ha effetti distruttivi. La crescita qualitativa, al contrario, aumenta la qualità della vita attraverso la generazione e la rigenerazione. Negli

organismi viventi - ecosistemi e società - la crescita 

qualitativa include un aumento di complessità, di raffinatezza e di maturità.

    Da questo principio qualitativo, come ne esce il concetto, usato e abusato, di sviluppo sostenibile?

Nell’attuale accezione economica di crescita quantitativa illimitata, lo sviluppo economico non potrà mai essere sostenibile: è un ossimoro. Se, invece, non è inteso solo come un processo economico, ma include le dimensioni sociali, ecologiche e spirituali, allora questo processo sistemico e multidimensionale può essere sostenibile.

    Come deve essere una comunità sostenibile?

La più grande sfida del nostro tempo è quella di costruire e nutrire comunità sostenibili. Ciò che sostiene una comunità sostenibile non è la crescita economica o il vantaggio competitivo, ma l’intera rete della vita, da cui dipende la nostra sopravvivenza a lungo termine. In altre parole, una comunità sostenibile è progettata in modo che il suo stile di vita e di business, le sue strutture fisiche e le tecnologie non interferiscano con la capacità intrinseca della natura di sostenere la vita.

    Tra pochi mesi si apre a Milano Expo 2015. Qual è il suo auspicio?

I problemi più importanti del nostro tempo - energia, ambiente, mutamenti climatici, povertà - sono problemi sistemici, ovvero interconnessi e interdipendenti, e richiedono corrispondenti soluzioni sistemiche, in grado di risolvere simultaneamente varie questioni. Pensiamo all’agricoltura. Se noi passiamo da un‘agricoltura basata sulla chimica e sull’industria di larga scala e scegliamo quella biologica, orientata alle comunità e con aziende agricole sostenibili, ciò può contribuire a risolvere in modo significativo tre grandi problemi: ridurrebbe la nostra dipendenza energetica, dato che usiamo un quinto dei combustibili fossili per produrre cibo; il cibo salutare e biologico avrebbe effetti positivi sulla salute pubblica, perchè molte malattie croniche sono collegate alla nostra dieta; le fattorie biologiche potrebbero contribure a combattere i cambiamenti climatici, perché un suolo biologico è ricco di carbonio, e cioè cattura CO2 dall’atmosfera e lo imprigiona nella materia organica. Capire questi temi è ora critico per la nostra sopravvivenza. Io spero che tutto questo venga discusso a Expo.




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Simone Mazzata, Intervista a Fritjof Capra (Giornale di Brescia, 2 gennaio 2015)
GdB intervista a FRITJOF CAPRA 2015_01_0
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