Leonardo Boff: ci manca la Natura. Ecco perché ci stiamo distruggendo

Un sé ecologico per un altro modo di abitare la Terra

Conosciuto come il più noto teologo sudamericano, Leonardo Boff da 30 anni sviluppa studi per riconnettere l’uomo al Creato, ricomponendo le questioni ambientali con le istanze sociali e i modelli economici con i principi etici. Uno sforzo intenso e coraggioso, che l’hanno reso protagonista della Carta della Terra, documento ONU al quale ha lavorato anche il bresciano Vittorio Falsina. Lo abbiamo raggiunto a Jardim Araras, la riserva ecologica a Petrópolis (Brasile) in cui vive, per chiedergli una sintesi del suo pensiero, illustrato nel volume da poco edito in Italia.  

 

     Professor Boff, qual è la radice profonda della crisi che viviamo?

Abbiamo perso la connessione con la natura e la Terra e non ci sentiamo parte di esse; per questo la relazione è di possesso e dominio. La Terra è considerata come un baule di risorse e non come un ente vivo che regola gli aspetti fisici, chimici ed ecologici in un modo così equilibrato e sottile da poter sempre produrre e riprodurre la vita.

     Il termine liberazione che viene usato nel libro a che cosa allude, allora?

La relazione di sfruttamento che abbiamo con la Terra, finalizzata all’accumulo, è la stessa del signore verso lo schiavo. È dovere di ogni cultura oggi liberare la Terra, sia perché continui a darci ciò che sempre ci ha dato, sia per la sua propria dignità di ente vivo (Gaia, Pachamama, Magna Mater), che va rispettato e venerato. Noi abbiamo  bisogno della Terra, ma essa può andare avanti anche senza di noi.

     E’ corretto affermare, quindi, che sostenibilità non è tanto una questione ambientale, quanto il nostro modo di essere nel mondo…

La sostenibilità è un concetto che è stato sequestrato dal pensiero economico. Nel suo senso originario, essa permette che ogni essere vivente possa mantenersi nel mondo, riprodursi e vivere la connessione con tutti gli altri esseri. E questo vale per gli ecosistemi, per la società e, in fondo, anche per ogni persona, che non dovrebbe dipendere degli altri per mantenersi in vita.

     Quando Lei parla di un “sé ecologico”, cosa intende?

Penso che dobbiamo “ecologizzare” tutte le cose, ogni sapere e ogni istituzione, ovvero comprendere che tutti costituiamo un sistema aperto fatto di interdipendenze di tutti con tutti. “Tutto ha a che vedere con tutto, in ogni tempo e in ogni situazione”, affermava Bohr (il fisico danese, ndr). Il "sé ecologico” è l’insieme delle reti di relazioni che formano tutto l’universo, che non è la semplice somma di tutti gli esseri, quanto la congiunzione di tutte le relazioni che esistono fra di essi.

     Dal volume emerge l’idea di un universo intercon-

nesso e dotato di senso, che evolve secondo criteri “cooperativi”. E’ un modello a cui ispirare le società del futuro?

Certo. E’ la logica e la dinamica della cosmogenesi. La legge fondamentale non è quella darwiniana della sopravvivenza del più adatto, quanto la cooperazione di tutti con tutti. Anche il più debole ha il suo posto e il suo ruolo nel processo globale e ha un messaggio specifico e unico da dare. L'umanità, specialmente l'economia capitalista, si regola invece per la stretta competizione: la lotta di tutti contro tutti. Questo va contro le costanti cosmologiche individuate dalla scienza, che hanno permesso all’universo di evolvere e di arrivare fino a oggi. 

     Riconnettere l’uomo al creato ha una rilevanza spirituale. Che cosa significa oggi, al di là delle distinte religioni e tradizioni, vivere una spiritualità ecologica?

La spiritualità è un dato antropologico di base, che ha lo stesso diritto di cittadinanza della libido, dell'intelligenza o della volontà. Se pensiamo alla nuova cosmologia - vedi l'opera di Brian Swimme, uno dei più importanti cosmologi attuali - essa è la capacità che ogni essere ha di relazionarsi con tutti gli altri e di scambiare energia e informazioni, generando una visione del tutto del quale ci sentiamo parte. In una parola: spirito è quel momento della coscienza per la quale uno si sente in relazione con il Tutto, al quale apparteniamo. Vivere coscientemente questa dimensione e farne un progetto di vita è permettere che la spiritualità diventi un fenomeno vivente, storico e personale.

     La Carta della Terra, a cui lei ha lavorato a lungo, è una piattaforma etica condivisa a livello globale. Può essere la risposta?

Sì. E’ stata pensata come visione nuova della Terra a partire delle scienze della vita e della terra. Essa propone, tramite principi e valori, un altro modo di abitare la Terra e di organizzare la produzione, la condivisione dei beni e dei servizi, insieme con tutta la comunità di vita, della quale noi siamo la parte cosciente e, per questo, etica e responsabile. Per fare questo, però è necessaria una conversione della mente e del cuore, senza la quale sarà difficile impegnarsi per garantire la continuità della vita sulla Terra.



Download
Simone Mazzata, Intervista a Leonardo Boff (Giornale di Brescia, 28 agosto 2014)
Intervista a Leonardo Boff.pdf
Documento Adobe Acrobat 118.7 KB

Scrivi commento

Commenti: 0