Massimo Cirri e l'"ingenua" community dell'energia intelligente

 

 

M'illumino di meno: più sensibilità sull'uso corretto dell'energia

(intervista a Massimo Cirri, RaiRadio2)

Senza scomodare scenari apocalittici e tecnologie futuriste - i consueti alibi per non partire - basterebbe modificare il nostro comportamento quotidiano per ottenere un risparmio energetico del 20% annuo, alleggerendo la bolletta di una famiglia con 4 persone di circa 400 euro. 


Solo con azioni non-tecnologiche, gratis e risparmiose, facili da realizzare e che garantiscono lo stesso livello di benessere: dagli elettrodomestici alle lampadine, dai frangiflutti del rubinetto alla raccolta differenziata, dal car sharing alla coibentazione. Questo è, in breve, il concetto di uso consapevole e sensato delle risorse energetiche, messaggio che da 11 anni diffonde la storica trasmissione di RaiRadio2 “Caterpillar”, grazie all’iniziativa “M’illumino di meno”. Iniziativa simbolica, d’accordo, ma con un effetto tangibile, come ebbe modo di riconoscere nel 2008 l’allora presidente dell’UE, il tedesco Hans-Gert Pottering. Pluripremiata dalle massime istituzioni italiane ed europee, la campagna sul risparmio energetico dura un mese, durante il quale i conduttori del programma radiofonico raccontano best practice da parte di istituzioni, comuni, associazioni, scuole, aziende e singoli cittadini. La giornata clou si svolge il prossimo 13 febbraio e sarà dedicata al consueto “silenzio energetico”, idealmente tra le 18 e le 19.30: in un clima di festa, si spegne l’illuminazione di monumenti, piazze, vetrine, uffici, aule e private abitazioni e si accendono ”luci virtuose”, alimentate da fonti rinnovabili. L’anima di “M’illumino di meno”? Massimo Cirri, storico conduttore di Caterpillar, uno degli ormai rari programmi radiotelevisivi in cui evocare il concetto di “servizio pubblico” non stona.

     Caro Cirri, intorno all’energia ruotano interessi enormi. Non le pare un po’ ingenua questa iniziativa?

E’ una buona osservazione. Ma è anche vero - le faccio un esempio - che quando abbiamo cominciato 11 anni fa, in Italia erano in 4 che avevano il pannello fotovoltaico in casa, tra cui un genovese che faceva il comico. Oggi, invece, ci sono decine di migliaia di italiani che, quando rientrano dal lavoro, prima di salutare il figlio vanno a vedere quanto ha prodotto il pannello domestico.

     Come è cambiato il rapporto tra cittadini ed energia in questi anni?

E’ aumentata la sensibilità sull’uso intelligente dell’energia, a causa di alcuni fatti eclatanti: è stata spazzata via l’idea che il nucleare sia l’unica risposta ai problemi energetici. Ci hanno pensato il referendum e il disastro del Giappone, magari con una forte componente emotiva, ma così si è arrivati a chiarire ciò che già la scienza e l’economia sapevano, e cioè che non si 

costruiscono centrali nucleari perché costano troppo, in tutti i sensi. Un altro passo: quello che avrebbe dovuto fare la centrale nucleare l’hanno fatto le energie alternative, che hanno creato anche un mercato. Anche sul fronte della cultura individuale siamo cresciuti: il gesto automatico di accendere la luce perché “tanto c’è sempre”, ora è un po’ più pensato. Mi sembra un buon bilancio, che noi abbiamo raccontato e accompagnato con leggerezza, come può fare una trasmissione di intrattenimento.

     Anche se il prezzo da pagare sono le molte incoerenze degli “ecofurbi”…

Purtroppo sì. E’ inevitabile, perché l’alternativa è tra fare e non fare.

     Voi puntate molto sulla community…

Esatto. E’ un luogo di scambio e rafforzamento di identità, sia individuale sia collettiva. Abbiamo cercato di dare voce e forza a esperienze, comportamenti e stili di vita attenti all’uso consapevole delle risorse. Molte persone praticavano già queste cose e con Caterpillar hanno trovato un luogo aggregante dove condividerli. Ciò che non ha fatto la politica. Devo dire che la radio ci ha aiutato perché è conversazione, perché esprime una dimensione più umana e vicina alle corde interne delle persone, che una pagina internet non può trasmettere. Noi raccontiamo storie, che destano empatia e simpatia e probabilmente sono più incisive nel lungo periodo.

     Dal vostro programma traspare l’idea che l’ambiente dovrebbe essere il centro della riflessione per un nuovo modello di sviluppo oltre la crisi. E’ così?

E’ sotto gli occhi di tutti: abbiamo scaricato sull’ambiente e sul territorio bruttezze e veleni di ogni genere, abbiamo sempre impostato la crescita a discapito delle risorse ambientali. Anche a Brescia questo evoca vicende ben precise. Io dico che, arrivati a questo punto dei nostri rapporti con l’ambiente, il tempo a disposizione per cambiare rotta si è ridotto. Questo lo sanno già gli insegnanti, piuttosto che i lavoratori o gli imprenditori. In generale: la gente normale. La politica, invece, ha sempre bisogno di recitare il mantra della crescita continua del PIL, dimenticando i temi legati alla qualità della vita.



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Simone Mazzata, Intervista a Massimo Cirri (Giornale di Brescia, 11 febbraio 2015)
GdB intervista a MASSIMO CIRRI 2015_02_1
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