Oh, my God: che fisico, Albert!l

La più bella delle teorie (in 30 righe)

Così è stata definita la teoria della relatività generale di Albert Einstein, pubblicata 100 anni or sono, nel 1915. Ovvero dieci anni dopo la teoria della relatività ristretta, quando il genio dai baffoni e dai capelli arruffati, impiegato all’ufficio brevetti di Berna per tirare a fine mese, dimostrò che il tempo non passa uguale per tutti.

Prima di lui...

 

 

la fisica si era fermata al ‘700, quando Isaac Newton, altro grande genio dell’umanità, aveva immaginato che fosse la forza di gravità che attira a sé i corpi, in un universo in cui il tempo scorre in modo assoluto dentro uno spazio vuoto.

Einstein ha scoperto, invece, che lo spazio nel quale un oggetto si muove viene incurvato a causa della presenza di grandi masse – come i pianeti, ad esempio - e questa curvatura determina la traiettoria dell'oggetto. In parole povere: lo spazio è un enorme campo gravitazionale che si ondula, si piega e si incurva a causa dei corpi celesti che lo popolano. Come fosse un mollusco flessibile, come il moto continuo del mare, nel quale ogni corpo che lo attraversa segue la traiettoria ondulata determinata dai corpi celesti che hanno incurvato lo spazio.

La Terra, ad esempio, gira intorno al Sole perché va dritta 

in uno spazio che si inclina, a causa della forza gravitazionale della nostra stella. Lo stesso vale per il tempo. Ecco perché si parla di dimensione spazio-temporale. Spazio e tempo sono per la prima volta insieme, intrecciati e dipendenti l’uno all’altro in modo indissolubile, relativi e non assoluti. Per queste ragioni, lo spazio-tempo controlla la massa di un oggetto imprimendole il moto, mentre la massa dell’oggetto, a sua volta, controlla lo spazio-tempo determinandone la curvatura. La teoria di Einstein, sconvolgente per la sua semplicità – ma si dice sempre così dopo che qualcuno ha fatto il primo passo! - fece venire molti mal di pancia ai pochi studiosi dell’epoca che la compresero, ma fu confermata per la prima volta durante il 1919. Grazie a un'eclissi totale di Sole, infatti, alcuni scienziati misurarono la deflessione subita dalla luce delle stelle nel passare vicino al sole.


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