Eduardo Rojas-Briales: le foreste, il meglio di noi

 

 

 

Giornata Mondiale delle Foreste

File di bastoncini con tanti piccoli cuori colorati sulla sommità di ciascuno: è l’immagine scelta dall’ONU per celebrare la Giornata Internazionale delle Foreste, il 21 marzo. Perché abbiamo un debito di riconoscenza immenso, anche se forse inconsapevole, con questi esseri viventi arrivati prima di noi sul Pianeta e grazie ai quali la nostra vita è possibile. E, in futuro, anche la nostra sopravvivenza. 

 

Ne parliamo con un esperto speciale di foreste, lo spagnolo Eduardo Rojas-Briales, Capo del Dipartimento Forestale e Direttore Generale Aggiunto della FAO (Food and Agriculture Organization), l’agenzia ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, oltre che Commissario ONU per Expo 2015.

   Dottor Rojas-Briales, solo nel 2013 l’ONU ha istituito la Giornata delle Foreste. Non è un po’ tardi?

Non è mai troppo tardi. Circa un terzo (il 31%) delle foreste mondiali svolge funzioni ambientali, sociali ed economiche cruciali. La deforestazione interessa oggi lo 0,1% della copertura totale e molti Stati l’hanno fermata e hanno invertito la rotta. La Giornata delle Foreste intende celebrare il notevole contributo delle foreste al benessere umano e allo stesso tempo richiedere una maggiore attenzione sociale e politica nella loro tutela.

   Perché abbiamo perduto nel tempo la coscienza dell’importanza delle foreste?

Più che di una perdita di consapevolezza parlerei piuttosto di una perdita di “radici rurali”. La popolazione urbana oggi è molto più distaccata dalle foreste e dall’agricoltura rispetto ai propri antenati. Per questo credo sia importante ripristinare la comprensione del modo in cui le foreste funzionano, e imparare a gestirle in modo sostenibile.

   Una pianta oggi è una foresta domani. Una persona oggi è una comunità domani. Ha ancora senso piantare un albero oggi?

Le rispondo con un aforisma di Martin Luther King che mi piace molto. Lui disse una volta: anche se sapessi che domani il mondo andasse in pezzi, pianterei comunque il mio melo.

   Qual è l’importanza dell’educazione in tutto questo?

E’ fondamentale, naturalmente. Gli atteggiamenti si acquisiscono in giovane età e comprendere i meccanismi e le funzioni dei boschi e delle foreste per la nostra vita è cruciale per le società urbanizzate. Altrimenti prevarranno i luoghi comuni e aumenterà la separazione tra l’uomo e l’ambiente.

   Le foreste non sono solo natura e bellezza, ma anche vita per milioni e milioni di persone. Quali sono le principali sfide su questo fronte?

Molte comunità rurali dipendono anche dalle foreste per i propri mezzi di sussistenza. Gestire le foreste in modo sostenibile può dare solo buoni frutti. Il legno e il bambù – ad esempio - sono le nostre risorse rinnovabili più diffuse, da utilizzare verso un modello di green economy. Ecco, noi vorremmo che gestire e preservare le foreste in modo sostenibile diventasse un’attività economica significativa per le comunità che vivono a contatto con esse.

   Domani (il 21 marzo, ndr), la FAO pubblicherà un report su foreste e cambiamenti climatici. Di cosa si tratta?

Per la prima volta, iniziamo a registrare e a capire il ruolo del degrado forestale rispetto alle emissioni di carbonio. Pubblicheremo alcuni dati interessanti su questo tema, oltre che sul ruolo globale delle foreste nella mitigazione del cambiamento climatico.

   Possiamo dire che boschi e foreste sono i nostri principali partner nel combattere i cambiamenti climatici?

Le foreste immagazzinano tanto carbonio quanto l’intera atmosfera e l’anidride carbonica è il principale gas serra (costituisce il 77% rispetto al totale, ndr). Lievi cambiamenti nella copertura forestale possono avere forti effetti positivi o negativi sul clima. Dal punto di vista economico, arrestare la deforestazione e ripristinare le foreste è un’azione a basso costo nel combattere i cambiamenti climatici e produce importanti benefici sociali e ambientali. Pensiamo solo agli effetti positivi che può avere sul suolo, nell’acqua e nell’aumento di biodiversità.

   Al di là del suo coinvolgimento professionale, che cosa prova lei quando è di fronte a un albero o in mezzo a una foresta?

E’ difficile da esprimere. Penso ad esempio al ciclo lento e antico in cui, nei decenni, un albero nasce, cresce e muore mentre il mondo gli ronza attorno sempre più frenetico. Penso alla sua bellezza, all’eleganza e a tutti benefici che un albero sa donarci.


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