Antonio De Matola: l'uomo che sussurra alle querce

 

 

 

Faceva il marinaio, ora è l'uomo che sussurra alle querce

 

Antonio De Matola mi accoglie come un vecchio albero, in mezzo ai suoi compagni di sempre: le querce. Compagni che l’hanno confortato e non l’hanno mai tradito. E verso i quali prova una profonda e palpabile riconoscenza.

   Professor De Matola, è vero che ha vissuto molti anni in una foresta?

Inseguivo il sogno di vivere immerso negli alberi e, quando si è presentata l’occasione, dopo molti anni trascorsi come marinaio, ho deciso di fare il boscaiolo e ho vissuto nella foresta del Monte Cimarone (a Ome, ndr) per 36 anni, insieme alla mia famiglia. Ora io e mia moglie ci siamo spostati in una casettina immersa nei vigneti della Franciacorta e i figli hanno preso la loro strada.

    Da dove parte una scelta così forte?

Quando ero bambino sognavo di vivere nelle grandi foreste del Canada. Poi la vita ti riporta a terra e ho trovato un compromesso, a 3 km dal paese nativo. Gli alberi hanno sempre esercitato su di me un fascino incredibile: mi sono ritrovato a dialogare con loro, sono stati i miei compagni di gioco, il calcio non mi piaceva. Mi arrampicavo sulle piante e stavo bene.

Che bisogno di alberi ha un bambino?

Io ho avuto un’infanzia non certo felice e nel bosco trovavo la risposta ai quesiti a cui gli adulti, anche oggi, non sanno rispondere. Per questo ho deciso di dedicarmi alla filosofia e all’educazione ambientale: per arginare quel terribile vuoto che circonda il bambino, quando fa domande su un albero, sul pianeta e i grandi non hanno mai tempo. Ma i più piccoli ne hanno un benedetto bisogno di queste risposte!

Da adulto come si è trasformato quel pensiero-bambino?

Ho una consapevolezza più ampia: è vero che gli alberi si riproducono da soli, ma con il mio aiuto possono essere molti di più. Grazie agli alberi la gente può capire la

metafora della vita. Siediti ai piedi di un albero e attendi:e la bellezza ti assale.

  Cosa le stanno dicendo gli alberi?

Mi son accorto in vecchiaia che la natura da sola non ce la fa. Alberi e foreste non hanno mai affrontato le grandi trasformazioni di oggi: le foreste sono costrette ad assorbire livelli di CO2 mai visti e così i torrenti con sostanze sconosciute e tossiche. La natura ha bisogno di gente mite, generosa e non arrogante. Io, nel mio piccolo, cerco di fare il possibile e mi occupo di protezione della biodiversità.

     Se un uomo si giudica dai frutti, lei ne ha maturati molti e gustosi, nel piccolo pezzo di terra in cui vive…

Si riferisce agli orti botanici? L’Orto di conifere ha ormai 20 anni ed è un luogo speciale. Ho notato che è frequentato da persone di grande bellezza, che si fanno domande, su se stesse o su Dio, … come facevo io da bambino. Invece l’anno scorso abbiamo aperto, grazie alla sensibilità del Comune, il Bosco delle querce: ho messo a dimora oltre 200 querce di 48 specie, tra cui alcune in via di estinzione. Man mano che ne trovo di nuove, io o qualche amico “cacciatore di piante”, le pianto. E’ un luogo magnifico.

     Quando inaugurerà il Giardino americano?

Nel 2016. Lo sto realizzando grazie ai fondi che la gente mi affida. Ha un valore poetico, sa? Ho notato che lo visitano molte persone che hanno provato gioia immensa o dolore straziante: anziani che diventano nonni, madri che perdono figli… vita e morte simbolizzate nell’abbraccio dell’albero…

    Dopo una vita così intensa e speciale, non si sente stanco?

Ho 67 anni e ho trascorso una vita serena ma faticosa. Fino a poco tempo fa ero solo, ma ora c’è Giuseppe (Belleggia, ndr) che mi dà una mano. Però io vado tutti i giorni dagli alberi: hanno bisogno della mia compagnia. E io della loro.


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Commenti: 1
  • #1

    Ester Tarantino (mercoledì, 15 aprile 2015 12:07)

    Stupendo ciò che fai, grazie..mi sento allineata col tuo pensiero.penso che il pensiero umano negativo sia il più nocivo alla natura.