Chicco Testa: un assegno in bianco alla tecnologia

Chicco Testa, con Patrizia Feletig

Contro (la) natura. Perché la natura non è buona, né giusta né bella

(Ed.Marsilio, 2014, pp.127)


La natura è un’imponente macchina di vita e di morte. Che se ne frega dell’uomo, e va avanti dritta con le sue regole.

Parte così, in modo caustico, l’ultimo libro di Chicco Testa. E prosegue fino alla penultima pagina, aggiungendo provocazioni, paradossi e visioni decisamente dissacranti....


Diciamo subito che, per chi come me segue le tematiche ambientali da tempo, anche in chiave culturale ed etica, è un vero colpo allo stomaco.

   Testa è spigoloso, antipatico e a tratti saccente nel modo di scrivere e non mi abbandona mai l’idea che, sotto sotto, covi dentro una vena di rabbia da esprimere, magari anche legata ai suoi conflitti con il mondo ambientalista, da cui proviene.

In sintesi, l’autore afferma che i concetti di giusto, buono e bello sono criteri e valori umani non naturali, che la storia è contraddistinta dagli sforzi degli uomini di andare oltre i vincoli imposti dalla natura grazie all’intelligenza, che non esiste un paradiso naturale a cui ritornare.

   Leggendo il volume, dapprima sono rimasto ammutolito, poi è affiorata la rabbia, impotente, rispetto ai ragionamenti che formula, supportati da dati ed esempi. Infine, sono approdato alla chiave di lettura che cercavo e che mi ha condotto per mano fino alla fine. Ebbene sì: Chicco Testa mi ha costretto a fermarmi, a non accontentarmi di quello che normalmente leggo e bevo, ma ad esercitare in primo luogo un ascolto, dovuto a una prospettiva totalmente “altra” dalla mia.

E allora il giudizio si è fatto meno severo. Anzi. Il libro tende proprio a rimuovere un atteggiamento che non sopporto: l’ipocrisia. In particolare, si rivolge contro chi sostiene, sempre e comunque, la bontà di tutto ciò che è “naturale”. Affiorano nel testo, copiosi, molti luoghi comuni, nel mondo dove ormai anche il concetto di “naturale” è diventato un mercato sterminato: dal cibo bio ottenuto da animali nutriti con soia Ogm, dai prodotti di eccellenza italiana a km zero venduti in tutto il mondo (!?). Da chi sostiene che la carne spreca molte più risorse, ma non sa che anche i formaggi di latte vaccino sono tra i cibi più “energivori”. Da chi gioca sulle facili emozioni del “volemose ‘bbene” all’aria aperta come mera tecnica di marketing…

   Testa è un illuminista, d’accordo, ma il suo ragionamento ha una logica condivisibile: non imbambolatevi come polli quando sentite la sirena del suono “naturale”, ma informatevi, approfondite ed esercitate un sano senso critico. Abituatevi a ragionare in modo sistemico e, soprattutto, ringraziate la tecnologia: in fondo, essa ha migliorato la nostra vita in tutti i sensi e saprà anche far fronte alle nuove sfide epocali, come la povertà, i cambiamenti climatici, l’inquinamento…

   Fin qui lo seguo e la lettura arricchisce notevolmente. Un esercizio che consiglio a tutti. Tuttavia, al suo puzzle mancano dei tasselli. O meglio, ci sono sparsi qua e là ma non inseriti in una logica coerente con il resto.

Quella sistemica, per intenderci, che lui stesso invoca.

Un esempio banale: io non posso non tener conto del bene che fa (al corpo, alla mente e allo spirito) stare immersi nella natura, non primigenia, ovviamente. Basta una quercia o un prato. Un bene che magari non allunga la vita, ma fa gioire il cuore, spinge a condividere, a fare

bei pensieri, stimola la mente a idee e azioni nuove. E migliora la salute complessiva. Questo aspetto non c’è, così come i riferimenti a una visione “qualitativa” della vita, che vada oltre la mera lotta per la sopravvivenza e i bisogni materiali. Manca decisamente uno spessore, una profondità.

     Così, proprio chi, come lui, si oppone a qualsiasi fede (leggi: estremismo), professa una chiara fede nella tecnologia e nella scienza. Facendo un parallelo con l’economia, c’è una sorta di credito da “Mano invisibile” che viene attribuito all’ingegno umano: tu lascialo fare, che migliora automaticamente le condizioni dell’uomo. E’ “naturalmente” buono.

Come se non sapessimo che, accanto ai grandi balzi in avanti, è la cupidigia della nostra specie che ha creato dei mostri, sul piano ambientale, sociale ed economico. E’ una questione di etica? Forse. Di certo mancano regole più stringenti che impediscano a chi ha più strumenti e conoscenza di raggiungere profitti eccessivi a detrimento di troppe persone e sfruttando in modo eccessivo le risorse. Mentre, a mio parere, mi viene difficile affermare con la sicurezza ostentata di Testa che abbiamo sviluppato conoscenze sufficienti (leggi: di lungo periodo) per valutare tutti gli impatti di Ogm e nucleare.

Proseguendo il suo discorso, come si fa a definire come principale misura del benessere e della qualità della vita il reddito individuale, piuttosto che il numero di anni di vita? Avere la pancia piena, la casa calda, il più a lungo possibile: è questo il compito dell’uomo? Forse ai tempi di Marx, o in altre aree del mondo. La logica di Testa taglia fuori il “come”, e lascia solo il “quanto”, mentre la nostra economia si sta spostando gradualmente verso la soddisfazione di bisogni immateriali. Se, come lui dice, siamo parte della natura, qui in terra non c’è solo vita e morte, bianco e nero, pance da riempire, ma anche dolore e piacere, bellezza e tristezza, speranza e delusione, stress e serenità, …

     L’uomo è natura, solo che, a differenza di tutti gli altri esseri viventi, può superare i limiti. Che cos’è allora la coevoluzione della specie umana con il pianeta? Forse è la consapevolezza – il sano egoismo di specie (di specie, appunto, e non appannaggio di pochi) - di progredire convivendo in modo corretto con le altre specie, rispettando le regole “naturali”. Tra cui, per esempio, le catene alimentari o la capacità di rigenerazione delle risorse da parte della natura.

     L’ultima pagina del volume è un appello al buon senso e alla responsabilità: cari cittadini del mondo, non guardate per terra e non guardate per aria, non fermatevi alla pancia, ma guardate al mondo e alle sue connessioni. Va bene. Io mi permetto di aggiungere: guardate anche dentro di voi. I sentimenti di appartenenza e gratitudine al pianeta che ci ospita tutti, sono una leva potente per l’innovazione. La parola d’ordine dovrebbe essere equilibrio, non fideismo. Nemmeno tecnologico.


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Commenti: 1
  • #1

    chicco testa (martedì, 05 maggio 2015 00:12)

    Ho letto la sua recensione. Ha colto il senso del libro , anche il suo lato urticante. La ringrazio
    ps chiccotesta@chicccotesta.com