Carlo Cottarelli: Spesa pubblica=cattiva informazione

 

 

Intervista a Carlo Cottarelli

(FMI, Washington d.c. - USA)

L’amministrazione pubblica italiana spende troppo (spesso) e male (molto spesso). E tuttavia, si ha la sensazione di non avere un quadro sufficientemente chiaro del fenomeno. A colmare questa lacuna ci ha pensato proprio lui, “Mr.Forbici”, ovvero colui che è stato chiamato dal Governo Letta a occuparsi di revisione dei conti italiani, scartabellando tra montagne di dati che, non sempre agevolmente, è riuscito ad ottenere. Si chiama Carlo Cottarelli, italiano al Fondo Monetario Internazionale, e ha pubblicato di recente un volume sul tema.

     Dottor Cottarelli, perché questo libro: qualche sassolino da togliersi?

Troppa cattiva informazione sulla spesa pubblica. Tutto qui. Si leggono esagerazioni in un senso o in un altro: c’è chi dice che la spesa non è mai stata tagliata, altri dicono che non si devono tagliare pensioni e sanità… Un dibattito serio è molto più difficile. Occorre partire dai dati.

     Da qualche parte ha dichiarato che l’incarico di Commissario in Italia è stata la sua missione più difficile…

Non è stata una passeggiata, in effetti, ma in realtà l’incarico più delicato l’ho vissuto in Turchia. Ero capomissione dell’FMI durante la crisi del 2000, per circa tre anni.

     Che approccio ha utilizzato per il suo processo di revisione della spesa?

Ho analizzato il modo in cui sono cresciute nel tempo certe voci di spesa, per vedere se avessero contribuito o no al risanamento dei conti pubblici; poi ho utilizzato studi settoriali, mettendo a confronto amministrazioni simili per vedere se vi fossero inefficienze e, infine, ho fatto confronti internazionali, anche se questi ultimi non sempre sono utili.

     Perché?

C’è un detto cremonese che mi ha ricordato un caro amico: “Se se pol mia, se fa sensa” (se non si può, si fa senza, ndr). E cioè, prima ancora che confrontarci con altri Stati, dobbiamo capire quanto noi possiamo permetterci. E l’Italia ha un elevatissimo debito pubblico, che comprime, con gli alti interessi, lo spazio per altre spese.

       E’ questo il problema italiano?

Direi di sì. Sono stati fatti tagli significativi dal 2010, e ogni 

taglio fa male, ma nonostante questo l’Italia spende - rispetto a quello che può permettersi - 2,5 punti del PIL, ovvero 40 miliardi.

Se la spesa sulle pensioni è poco comprimibile, spendiamo troppo dappertutto, con eccezione di cultura e istruzione. 

Ma i tagli vanno fatti in modo mirato, non colpendo le amministrazioni virtuose. E ce ne sono parecchie.

       Lei crede ancora nel pubblico?

Mio papà era dirigente ospedaliero a Cremona e mia madre un’insegnante. Ho lavorato sempre in aziende pubbliche e credo nell’importanza di avere un settore pubblico efficiente come condizione necessaria per il buon funzionamento di un’economia di mercato…

       Come vede gli italiani da Oltreoceano? Non è che, sotto sotto, hanno paura del futuro?

Non sono un sociologo, ma le posso dire che credo ci sia la volontà di cambiare e guardare avanti. Certamente, la crescita negativa di questi anni e i redditi inferiori mettono a dura prova chiunque.

       Quali sono i principali ostacoli al cambiamento nella pubblica amministrazione, invece?

       La politica deve definire i principi generali su ciò che il pubblico deve e cosa non deve fare e stabilire le priorità di intervento; poi vanno semplificate e velocizzate le procedure di applicazione delle norme. Infine, spesso i vertici della burocrazia sono esperti di diritto amministrativo anziché manager, e questo non aiuta... Detto questo, capisco anche che gli stessi dirigenti pubblici, se fanno bene, devono essere incentivati in modo appropriato.

       Cosa sta succedendo esattamente tra l’Europa e la Grecia? Non pensa vi sia stata troppa facilità nei prestiti a quello Stato?

Sto scrivendo un libro su questo: anche qui l’informazione è distorta: austerità sì o no? Ha ragione sulla facilità nelle concessioni dei prestiti, ma le ricordo anche che chi riceve i soldi ha poi la responsabilità di onorare i debiti.

       Tornerà in Italia?

Ho da poco ristrutturato una casa a Cremona, dove torno ogni tanto, e il mio incarico al FMI scade nell’ottobre 2016. E poi chissà…



CHI E' CARLO COTTARELLI

Economista cremonese, vive da 25 anni a Washington, dopo una carriera in Banca d’Italia e in ENI. Ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale come esperto di politiche fiscali e monetarie, divenendo direttore del Dipartimento Affari fiscali. Sposato con moglie italiana e due figli (tutti economisti!), ha ricoperto il ruolo di Commissario straordinario per la spesa pubblica italiana da novembre 2013 a ottobre 2014. Dal 1 novembre 2014 è stato incaricato dal governo Renzi presso il FMI, dove ricopre il ruolo di Executive Director per Italia, Albania, Grecia, Malta, Portogallo e San marino.


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Intervista a Carlo Cottarelli (pubblicata sul Giornale di Brescia il 12 luglio 2015)
GdB intervista a COTTARELLI 2015_07_12.p
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