Dario Barassi: Il "tarlo" del capitalismo

 

 

Dario Barassi, Capitalismo nella mente 

C’è un aspetto, rilevante ma poco sondato, che fa esplodere la differenza tra economia e capitalismo: l’orientamento sociale. L’ha esplorato Dario Barassi, ex manager di multinazionali e studioso di filosofia dell’economia, con il suo “Capitalismo nella mente” (Eupress, Lugano 2014, pp. 214). 

 Il volume, al di là del ricco excursus sulla storia dei modelli economici, ha come oggetto il modo di pensare capitalistico, entrando nei meandri più profondi della natura umana.

Perché questo studio, dottor Barassi?

Mi interessa l’enorme energia umana che promana dall’economia e che si collega all’idea che l’uomo ha di se stesso e come sceglie di vivere la propria vita, da solo e insieme ad altri. Per questo ho indagato la differenza – di rilevanza morale - tra economia e capitalismo nella prassi.

   Quando inizia la biforcazione tra economia e capitalismo?

Già negli anni ’70 si capiva bene cosa sarebbe successo negli anni a venire: una pressione fortissima per fare profitti annuali e portarli sempre più in alto. Le banche hanno iniziato a trattare prodotti finanziari, come gli hedge funds (tra cui i famigerati “derivati”, ndr), stravolgendo il meccanismo di base della Borsa, ovvero il luogo in cui un’azienda che intende svilupparsi cerca i capitali necessari. Con la finanziarizzazione del mercato, lo slogan era “entriamo in azienda, la spolpiamo e poi usciamo dopo tre anni”.

   Beh, ma allora abbiamo il colpevole: le banche!

Sarebbe troppo semplice. Moltissime persone sono cascate in questa idea di “guadagno facile e in fretta”, dimostrando come l’avidità sia ben radicata nell’animo umano. Ha visto cosa succede in Cina, no? Nell’ultimo mese la Borsa di Shanghai ha perso il 30%. C’è una corresponsabilità diffusa di chi ha accettato questo modo di agire, senza freni e regole.

   Ma qual è la differenza tra economia e capitalismo nell’orientamento sociale?

Entrambi sono atti individuali: l’atto economico nasce da un bisogno e, al tempo stesso, è spazio di apprendimento e cooperazione con altri, verso l’obiettivo comune di costruire la società, anche in modo dialettico. Il capitalismo è invece asimmetrico, non riconosce l’altro che, anzi, sfrutta, perché è finalizzato alla supremazia individuale. E’ guidato dall’”io voglio”, non dall’”io ho bisogno”. La Thatcher 

   

sintetizzava bene questa visione: “non esiste la società, ma solo gli individui”.

   Perché piace così tanto questo capitalismo?

Perché ti dà la sensazione – che si diffonde come un virus contagioso - di una libertà senza limiti, ottenibile grazie all’uso di un mezzo che si chiama denaro e che può aiutarti a conquistare anche la felicità; la prassi per procacciarlo, quindi, deve essere libera da limiti. Un meccanismo dal quale mettevano in guardia anche i padri storici del pensiero liberale.

   E’ qui che il capitalismo si insinua nell’anima dell’uomo?

Esatto. Questo ragionare sul denaro come atto dell’autoaffermazione l’ho chiamato capitalismo nella mente, un capitalismo che da funzione oggettiva dell’economia si è spostato nella sfera intima dell’io. Anche lì si consuma una differenza radicale tra i due termini.

   Quale esattamente?

Il capitalismo ha come orizzonte finale il “dentro di me” attraverso il “cosa io posseggo”. L’economia, invece, ha come prospettiva il “dove sono dentro io”. Lo sguardo dell’individuo è sul “mondo intorno a me”. Qui vige il principio dell’interdipendenza dei soggetti che agiscono, non il possesso. L’Enciclica di Papa Francesco e la sua visione sistemica, al proposito, è illuminante.

   Se l’economia è in declino, schiacciata dal peso dell’”io voglio” che contagia le moltitudini, come possiamo uscirne?

Io sono di formazione liberale e dico che la soluzione, così come la causa, è individuale.

Secondo me è fondamentale un recupero della “fiducia”, che presuppone il riconoscimento dell’altro e la convivenza. Ha il pregio che la offri senza chiedere niente ed era quello che nell’antichità era il dono: fare un dono creava un legame con un altro.



CHI E' DARIO BARASSI

Dario Barassi (1940), milanese, abita in Canton Ticino. Dopo gli studi di economia in Italia, Londra e Rotterdam, ha lavorato in una multinazionale di beni di largo consumo (Unilever) e, successivamente, ha fondato una società di consulenza e formazione, ricoprendo anche la carica di consigliere in società pubbliche e private.

E’ fondatore della Onlus “Planet Life Economy Foundation” e si dedica a tempo pieno agli studi del rapporto tra politica, economia e filosofia. Ha pubblicato per diversi editori, tra cui il Sole 24 ore e Guerini Associati, e “Capitalismo nella mente” è il frutto di una laurea magistrale ottenuta nella Facoltà di Teologia di Lugano.


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Agire per l'interdipendenza anziché per il possesso (intervista a Dario Barassi, pubblicata sul Giornale di Brescia il 10 agosto 2015)
GdB intervista a BARASSI 2015_08_10.pdf
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