La difficoltà di dire "nostra" alla Terra

La Terra responsabilità di tutti

Lo chiamano “Earth overshoot day” e, in pratica, ci dice su base annuale in che giorno abbiamo consumato tutte le risorse naturali disponibili per vivere. Nel 2015 è stato il 13 agosto (nel 1993 era il 21 ottobre): da ieri, quindi, per abitare, lavorare, mangiare, muoversi e divertirsi l’umanità utilizza acqua, suolo e aria a disposizione dal 2016. A conti fatti, afferma il Global Footprint Network, avremmo bisogno di 1,5 Pianeti Terra...

   ... Se fossimo un’azienda, diremmo che i costi sono superiori ai ricavi e, tra un po’, dobbiamo chiudere bottega. Se fossimo una comunità, diremmo che nascono meno bambini e muoiono più anziani e, a lungo andare, ci estingueremo. Se fossimo un individuo, utilizzeremmo più energie di quante ne abbiamo immagazzinate e, prima o poi, cadremo a terra, esausti.

   Ma quando si parla di Terra, l’aggettivo “nostra” fa spesso fatica a scattare, mentre sovvengono più facilmente gli alibi: “è solo una stima…”; “chissà cosa c’è dietro”; “l’America consuma più di noi”; “i Cinesi sono troppi”; “non tutti gli scienziati la pensano così”; “non facciamo i catastrofisti…”.

Può darsi. Ma il dito dietro il quale ci nascondiamo si assottiglia e tutti concordano sul trend: abbiamo sforato il budget e il debito si sta ingrandendo. Con relativi, e pesanti, interessi che prendono il nome di scarsità di cibo e acqua, erosione del suolo e deforestazione, accumulo di CO₂ in atmosfera, conflitti sociali, ecc…

   La realtà è che la Terra in cui viviamo è un unico ecosistema, dove tutto è collegato: ogni risorsa e ogni essere vivente sono connessi nella grande Rete della Vita. Per questa ragione, non possiamo più spiegare alcun fenomeno se non incrociandolo con altri, apparentemente distanti. Ad esempio, le grandi migrazioni non si comprendono senza parlare di cambiamenti climatici e di contesti socio-politici, piuttosto che

opachi interessi economici.  

 Ce ne parla anche la stessa, meravigliosa, enciclica di Papa Francesco, tutta imperniata sul concetto che “tutto è unito”.

Esiste una soluzione al declino? Certo, altrimenti avremmo 

miseramente fallito la nostra avventura umana. Ma anche la soluzione non può avere una sola risposta, che si imponga sulle altre: è un coro di risposte, che ciascuno protagonista. Ci sono la scienza e la tecnologia, indispensabili, quando sono guidate dalla volontà di risolvere i problemi utilizzando meno risorse. 

   C’è l’economia, chiamata ad archiviare i modelli obsoleti e devastanti di sviluppo quantitativo illimitato e a rifondarsi su dati di realtà e non su “economie di carta”. Così come le imprese, consapevoli che per generare Valore devono migliorare la qualità di vita e dell’ambiente del territorio in cui operano. Ci sono i consum-attori, chiamati a scegliere prodotti e stili meno spreconi e di qualità. C’è la politica, locale e internazionale, da cui, nonostante tutto, non si può prescindere per affermare l’idea di una sola umanità che condivide il medesimo destino: vedremo cosa accadrà, su questo punto, ai Summit ONU di New York e Parigi nei prossimi mesi.

   Resta, infine – ma al primo posto se ragioniamo in termini di efficacia - la convinzione che per agire in profondità e poter parlare di futuro, occorre ripristinare quel legame profondo che ci lega alla natura, spezzato quando abbiamo creduto, come scriveva Heidegger, che fosse solo un magazzino di merci da prelevare, a nostra totale disposizione. Ripristinare quel legame è il passaggio necessario per diventare “cittadini planetari”, ovvero persone consapevoli, con cuori pulsanti, menti libere e mani pulite, che contribuiscano a rafforzare la rete della vita.

   Una missione eminentemente etica ed educativa.



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La Terra responsabilità di tutti (commento pubblicato sul Giornale di Brescia, il 15 agosto 2015)
GdB Overshoot Day 2015_15_08.pdf
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