Nella scuola ONU dove si fa guerra alla guerra

Intervista al Rettore dell'Università per la Pace ONU, Francisco Rojas-Aravena

Lao Tzu affermava che “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. La Giornata Internazionale della Pace ONU che si celebra il 21 settembre rischia quest’anno di provocare un tonfo assordante, che impedisce di scorgere la speranza che cresce, silenziosa e rigogliosa, in tanti angoli del Globo. Come in Costa Rica, dove le Nazioni Unite fondarono, esattamente un anno prima, ...

... di proclamare quella Giornata, l’Università per la Pace (UPEACE), che ha sfornato, nei soli Master, oltre 1.400 studenti di tutto il mondo, ora impegnati su vari fronti come “costruttori di pace” come Mercedes Peñas Domingo, attuale Presidente del Costa Rica.

Immerso in 300 ettari di riserva naturale a S.Josè, in uno dei Paesi più ricchi di biodiversità e di felicità (così, almeno, dicono gli indicatori), il campus UPEACE ospita quest’anno accademico 170 studenti e tra questi l’unico italiano, Francesco da Padova. A guidare questo fiore all’occhiello dell’umanità che pensa e agisce positivo, Francisco Rojas-Aravena, eletto nel luglio 2013. Cileno, con un dottorato in Scienze politiche a Utrecht e un Master in Scienze sociali in America Latina, il rettore è un grande esperto di relazioni internazionali e negoziazione ed ha accettato di raccontarci cosa avviene in quel piccolo giardino fiorito della Terra.

     Perché l’ONU decise di aprire nel 1980 l’Università della Pace e perché proprio in Costa Rica?

Alla fine degli anni ’70 il mondo era alle prese con diverse crisi a livello internazionale. L’allora presidente del Costa Rica, Rodrigo Carazo, si adoperò per proporre la soluzione dei conflitti in Centroamerica, tra cui il Nicaragua, El Salvador, Guatemala e gli Stati limitrofi, ricercando soluzioni pacifiche. A quel tempo, il Costa Rica era l’unico Stato centroamericano con un governo democratico e una tradizione di difesa dei diritti umani e non coinvolto in conflitti armati, né interni né internazionali. Carazo era convinto che la strada per rispondere alla guerra e alle imminenti minacce poste dai conflitti a livello globale era quella di cominciare con l’educazione. Perciò, la Repubblica di Costa Rica fece appello alle Nazioni Unite per creare un’Università che avrebbe educato i giovani a cambiare le cose attraverso una cultura di pace. L’iniziativa incontrò un largo consenso e portò alla creazione dell’Università per la Pace nel dicembre 1980 (upeace.org), con la risoluzione 35/55 dell’Assemblea Generale.

     Diversi programmi di studio nell’UPEACE sono strettamente connessi con l’ambiente. E’ una coincidenza?

Ovviamente no. Alla fine della Guerra Fredda, i conflitti si spostarono dagli Stati tra di loro alle guerre interne, basate sulla religione, l’etnia, la dittatura, l’esclusione politica, così come sui temi ambientali, sociali ed 

economici. Alla luce di questa tendenza, UPEACE creò un’area di studi dedicati all’ambiente focalizzandosi in modo specifico su temi come i cambiamenti climatici e le risorse naturali – ad esempio l’acqua - e la loro interazione con i processi di sviluppo e i conflitti. Perciò i nostri programmi ambientali mirano a comprendere le radici del conflitto e ad analizzare soluzioni da una prospettiva che considera lo sviluppo sostenibile come un mezzo per raggiungere stabilità, armonia e pace.

     Mi sbaglio o l’UPEACE non è molto conosciuta in Italia?

Pur essendosi fatta conoscere anche in Europa, tuttavia dobbiamo ammettere che UPEACE deve ancora lavorare per divulgare la propria mission e i valori che la connettono alle attività centrali dell’ONU. Perciò stiamo cercando di costruire relazioni in diverse parti del mondo, con ONG, atenei e Stati, tra cui l’Italia, che vanta una lunga tradizione di pace e innovazione e che oggi si esprime anche attraverso Federica Mogherini, Alto Rappresentante europeo per gli Affari internazionali.

     Perché oggi è così importante UPEACE?

A cento anni dal primo conflitto mondiale, noi vediamo come l’instabilità nel mondo tocca in particolare i civili,  non solo con i tradizionali conflitti, ma attraverso nuove forme di guerra che derivano da radici religiose, etniche e tribali. A questo dobbiamo aggiungere altre grandi minacce, come le grandi pandemie (Ebola) o il crimine organizzato. Queste nuove emergenze richiedono partnership a livello internazionale, basate su cooperazione e solidarietà.

     Cosa direbbe a un giovane oggi che intende cambiare il mondo in meglio?

 

La competenza più importante è senza dubbio la volontà di contribuire alla pace. La conoscenza può essere acquisita, ma la buona volontà di cooperare con altri esseri umani per raggiungere la stabilità e la pace è un requisito cruciale per qualsiasi obiettivo. Se vuoi contribuire alla pace, esprimi il tuo desiderio formandoti nel modo migliore possibile per poterlo fare. UPEACE lavora per questo: offre ai giovani di tutto il mondo una formazione di alto livello e in un ambiente multiculturale, nella certezza che le più grandi sfide che l’umanità ha di fronte possono essere risolte solo da una prospettiva universale.



Download
Simone Mazzata, Intervista al Rettore Universitp per la Pace ONU-UPEACE (Giornale di Brescia 21 settembre 2014)
Intervista rettore UPEACE.pdf
Documento Adobe Acrobat 144.2 KB