mirian vilela: L'etica globale della Carta della Terra

 

L'umanità riparta dai valori condivisi

Il 2015 si celebra il 15° anniversario della Carta della Terra, un documento straordinario, per la sua origine, il suo percorso e i suoi contenuti (di cui riferiamo sotto), citato espressamente nell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si”.

Ne parliamo con Mirian Vilela, Direttore Esecutivo dell’Earth Charter International (Costa Rica).


     Mirian, anche un bresciano ha partecipato attivamente alla redazione della Carta della Terra, Vittorio Falsina, che ci ha lasciato nel 2001. L’hai conosciuto, vero?

Certo! Ci incontravamo spesso. (sorride e chiude gli occhi). Il suo sorriso. Lo ricordo ancora per il suo sorriso, che contagiava ogni luogo in cui stava e ogni persona che incontrava.

Grazie anche al sorriso di Vittorio, allora, la Carta ha potuto vedere la luce. Sei contenta di quanto è stato fatto in questi 15 anni?

In generale direi di sì, soprattutto per la volontà di affermare un’etica globale condivisa. Essa continua ad ispirare milioni di persone, a dare una direzione di speranza. In questi anni di sfide globali e cambiamenti profondi è uno strumento utile e prezioso. Direi una sorta di timone per indicare la direzione.

     Perché la Carta della terra è un documento speciale in mezzo alle numerose Dichiarazioni della comunità internazionale?

Per la sua visione sistemica e il suo approccio globale. In coerenza con le frontiere più avanzate della scienza, e la saggezza nativa, essa afferma che i problemi ambientali, economici, politici, sociali e spirituali sono interconnessi e che l’umanità, insieme, deve trovare soluzioni inclusive. Per fare questo individua i valori condivisi dall’umanità e invita a vivere sentendosi parte di un’unica comunità della vita con un medesimo destino. E’ questa la portata innovativa.

     E’ possibile condividere gli stessi principi etici in una comunità mondiale così complessa e multi-culturale?

E’ una buona domanda. Direi di sì. La Carta è l’esito di un percorso al quale hanno partecipato centinaia di popoli e nazioni di culture e tradizioni totalmente differenti, offre l’ispirazione di come dovrebbe 

essere una comunità - pacifica, cordiale e solidale - e propone strumenti per applicare questi principi, soprattutto attraverso il dialogo tra differenti prospettive.

     La Carta è citata nell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si”. Che punti d’incontro ci sono tra i due documenti?

Ce ne sono molti!

Ad esempio, il modo in cui enfatizzano il tema di aver cura della comunità della vita e i nuovi paradigmi socio-economici e ambientali che vanno affermati, sostenuti da valori profondi. Per noi è stata una felice sorpresa e posso dire che questa opportunità di visibilità dà alla Carta nuovo slancio e offre spazi di confronto tra i due documenti, anche a livello teologico e culturale.

     Il segretariato in cui operi ha sede nell’Università per la Pace ONU: che collaborazioni avete insieme?

L’Earth Charter International ha una cattedra sull’educazione allo sviluppo sostenibile e sull’utilizzo della Carta della Terra come strumento educativo. Oltre alle iniziative già attive in termini di corsi e seminari, ne abbiamo altre in cantiere per i prossimi anni, con l’obiettivo di fornire ai giovani competenze per “navigare nel nuovo mondo” dei beni comuni, che è fatto di etica, responsabilità, cura per la comunità della vita e sostenibilità.

     Che cosa ti sta più a cuore in questo momento?

Temo l’indifferenza e l’inerzia e sono convinta che noi abbiamo bisogno di promuovere, nei cuori e nelle menti, una riconnessione tra la natura umana e la natura. Ma a livello profondo, in modo che poi inneschi pensieri e azioni in grado di modificare i nostri stili di vita e gli attuali modelli di sviluppo.



CHI E' MIRIAN VILELA

E’ il direttore esecutivo dell’Earth Charter International fin dall’inizio, nel 1996. Ha coordinato tutto il processo internazionale di consultazione, l’attivazione di partenariati con le organizzazioni e gli individui. Prima di questo incarico, ha lavorato per la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo (UNCED) in preparazione al Summit della Terra ONU 1992 (Rio de Janeiro). 

Ha conseguito un master in amministrazione pubblica ad Harvard, è membro del gruppo di esperti UNESCO sull’educazione allo sviluppo sostenibile e insegna nell'Università per la Pace in Costa Rica.


CHE COS'E' LA CARTA DELLA TERRA

Ci troviamo in un momento critico della storia della Terra... Per andare avanti dobbiamo riconoscere che all’interno di una straordinaria diversità di culture e di forme di vita siamo un’unica famiglia umana e un’unica comunità terrestre con un destino comune. La tutela della vitalità, della diversità e della bellezza della Terra è un impegno sacro”.

     Inizia con queste parole la Carta della Terra, dichiarazione universale di principi etici per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo. Il suo obiettivo specifico è quello di “ispirare in tutti i popoli un senso di interdipendenza globale e di responsabilità condivisa per il benessere della famiglia umana, la comunità più grande della vita, e le generazioni future", attraverso una partnership globale. Si fonda essenzialmente su quattro pilastri, da cui si declinano sedici principi generali: 1) rispetto e la cura per la comunità della vita; 2) integrità ecologica; 3) giustizia sociale ed economica; 4) democrazia, nonviolenza e pace.

     L’idea di un documento che esprimesse valori condivisi per affrontare le grandi sfide di rilevanza ormai globale affiora durante il primo Summit ONU su Ambiente e Sviluppo tenuto a Rio de Janeiro (1992). Tuttavia passano alcuni anni prima che, sulla spinta di personalità di prestigio internazionale, tra cui Mikhail Gorbachev, Maurice Strong (Segretario generale ONU della Conferenza di Rio) e Mercedes Sosa (artista e attivista latino-americana) - tutti e tre sono tuttora vicepresidenti dell’Earth Charter International - partissero i lavori della Commissione per la redazione della Carta, che si insediò nel 1996 sotto la guida di Steven Rockfeller.

     Fu con queste figure che Vittorio Falsina, bresciano di Castegnato, padre saveriano e brillante studioso di etica internazionale negli USA, entrò in contatto diretto e dedicò le sue migliori energie e competenze alla costruzione della Carta, fino alla sua scomparsa nel 2001.

     Per importanza e completezza, questo documento è considerato al pari della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, il fondamento etico di Agenda 21 e il principale documento di riferimento UNESCO per l’educazione allo sviluppo sostenibile. La sua redazione ha dato origine al processo più inclusivo e partecipativo mai associato con la creazione di una dichiarazione internazionale, coinvolgendo popoli indigeni, ONG e Stati. Questo processo è la fonte primaria della sua legittimità come un quadro etico di guida, ulteriormente rafforzato dalla sua approvazione da parte di oltre 6.000 organizzazioni, tra cui molti governi e organizzazioni internazionali. Alla luce di questa legittimazione, un numero crescente di giuristi internazionali riconoscono che la Carta della Terra sta acquisendo lo status di un documento di soft law, ovvero di un documento moralmente, ma non legalmente, vincolante per i governi statali che accettano di approvare e adottare, e che spesso costituiscono la base per lo sviluppo del diritto.

     Nel 2000 la Commissione Carta della Terra, con il sostegno della regina Beatrice d'Olanda, ha presentato formalmente la Carta della Terra presso il Palazzo della Pace a L'Aia.

L’organismo di diffusione della Carta della Terra, l’Earth Charter International (ECI, www.earthcharter.org), ha sede a S.Josè in Costa Rica presso l’Università della pace ONU e la sede UNESCO sull’educazione allo sviluppo sostenibile, mentre a livello locale l’ECI opera come network di organizzazioni, che si occupano di promuoverla nei singoli Stati.

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L'umanità riparta dai valori condivisi (intervista pubblicata sul Giornale di Brescia il 17 ottobre 2015)
GdB intervista a MIRIAN VILELA 2015_10_1
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