daniele pernigotti: l'ultima spiaggia

 

 

 

Parigi di nuovo al centro del mondo.

Ma, questa volta, la città oscurata dal dolore ritorna la “Ville lumière”, il luogo scelto dall’ONU per il prossimo vertice mondiale sul Clima. Dal 30 novembre e fino al 11 dicembre prossimi si terrà il COP21, Conferenza chiamata a sostituire il Protocollo di Kyoto con un nuovo Patto sul clima.

Dopo aver preso atto - dalla scienza e dai fenomeni estremi - dei dati preoccupanti sui cambi climatici e delle responsabilità dovute principalmente all’azione dell’uomo, 190 Stati si ritroveranno per indicare soluzioni globali ed elaborare politiche nazionali. Questa volta, però, non ci sarà più appello. Ce lo conferma anche Daniele Pernigotti, giornalista e noto consulente ambientale che ha dato alle stampe “Con l’acqua alla gola. Tutti i responsabili dell’emergenza climatica in cui viviamo” (Giunti, pp.192, € 10) e sta per partire in bicicletta per Parigi, dove parteciperà ai lavori del COP21.

     Daniele, con che animo andrà a Parigi?

Beh, quanto è successo ha messo in discussione il nostro stile di vita quotidiano. Ci sono certo, a livello personale, alcuni timori, ma non possiamo tirarci indietro. In questo momento – lo scriveva bene anche Gramellini raccontando la vicenda di una vittima dei terroristi – è fondamentale ribadire che solo la “normalità” può contrapporsi alla strategia del terrore.

     Le sembra “normale” andare a Parigi in bicicletta?

Non è la prima volta che io e un gruppo di amici lo facciamo: abbiamo già percorso 2.000 km per raggiungere Copenhagen, dove è stato presentato l’ultimo rapporto degli scienziati sul clima (IPCC). Quest’anno siamo in 8 e ci impiegheremo, freddo permettendo, circa due settimane; lungo il tragitto si uniranno a noi ragazzi francesi, americani, norvegesi, australiani… E’ il nostro modo di vivere la “normalità”.

     Sono anni che si insegue un nuovo Patto sul clima, ma ormai siamo agli sgoccioli per contenere il riscaldamento globale di 2° entro la fine del secolo…

Questa è veramente l’ultima spiaggia. A Copenhagen, nel 2009, non si è concluso nulla perché c’era sempre la scusa del “piano B”, che allora era la Conferenza di Parigi 2015. Ma ora non esiste il “piano C” e già si sta ragionando al ribasso: la riduzione sarebbe slittata a 2,7° anziché 2, mentre lo stesso Segretario di Stato USA, Kerry, ha affermato di recente che esso non sarà vincolante…

     Vuol dire che l’accordo è già abortito?

Assolutamente no. La situazione internazionale, insieme all’effetto dei disastri ambientali e, conseguentemente sociali, probabilmente spingerà

verso soluzioni condivise. Sarebbe davvero un risultato storico: tutti i Paesi del mondo riconoscono il fatto che bisogna ridurre le emissioni di CO2 in termini globali e ogni Paese deve fare la sua parte! Quindi direi: ottimo l’accordo, anche se deboli potranno essere i contenuti.

     Qual è l’azione più forte da concertare a livello mondiale?

Ridurre i consumi e uscire dall’era dei combustibili fossili. Ormai lo ammette anche l’FMI. Da alcuni anni si parla di carbon tax e alcuni Paesi l’hanno introdotta: penso a Irlanda, Canada, Svezia... In quest’ultimo Paese, ad esempio, è stata eliminata la relazione diretta – legata all’attuale modello di sviluppo – tra produzione di ricchezza ed emissioni di CO2. I risultati parlano chiaro: emissioni ridotte del 23% e PIL aumentato del 58%.Ma questo meccanismo richiede una visione a lungo termine che spesso i politici non hanno…

     E l’Italia?

Nel nostro Paese, anche se in modo indiretto, ci sono sistemi di tassazione che, in qualche modo, si avvicinano a quelli della carbon tax; la stessa Francia con Sarkozy ce l’aveva nel cassetto. Ma la risposta vera e nitida deve venire dalla comunità internazionale e questo potrebbe essere il vero risultato positivo della Conferenza di Parigi…

     Come funziona la carbon tax?

E’ una tassa applicata in modo differenziato alle fonti energetiche in base al contenuto di carbonio, responsabile dei gas climalteranti. Tanto per capirsi, in Messico, per esempio, vi è una tassa di 10 sul carbone, di 9 sull’olio combustibile pesante, di 5 sul gasolio, di 3 sulla benzina… In questo modo, scoraggi le fonti ad alto contenuto di carbonio e rendi ancora più competitive le fonti rinnovabili.

     Qualcuno sostiene che la tecnologia ci salverà…

Noi sovrastimiamo il valore della tecnologia rispetto alle scelte comportamentali e questo rischia di essere un alibi per non partire. Non possiamo limitare il nostro sguardo dentro le mura di casa, ma dobbiamo essere consapevoli che è da queste stesse mura che parte il cambiamento, in termini di riduzione degli sprechi e di efficienza. Le città, poi, ove si concentra la gran parte della popolazione mondiale, sono il soggetto-chiave sul quale concentrare gli sforzi per modificare strategie e politiche sostenibili di mobilità, riscaldamento e produzione.

Il petrolio, per favore, lasciamolo sottoterra.



CHI E' Daniele Pernigotti

E’ un consulente ambientale di riconosciuto prestigio internazionale. Rappresenta l’Italia in tavoli tecnici sui gas a effetto serra (GHG) e per la Commissione europea opera come Revisore indipendente del programma di impronta ambientale.

Giornalista freelance, collabora con le principali testate nazionali (La Stampa, Il Sole 24Ore, Il Corriere della Sera). Docente nell’Università Cà Foscari (VE), nel 2001 ha fondato Aequilibria, società per la formazione e la consulenza ambientale. Anche quest’anno inforcherà la bicicletta e raggiungerà Parigi, insieme a un gruppo di attivisti. Per seguirlo, è possibile collegarsi al sito http://www.ridewithus.eu/paris/.


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L'ambiente lo si salva adesso o mai più (intervista a Daniele Pernigotti, pubblicata sul Giornale di Brescia il 23 novembre 2015)
GdB intrvista a DANIELE PERNIGOTTI 2015_
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