Il nostro futuro

 

 

 

 

 

 

 

Alec Ross, Il nostro futuro, (Feltrinelli, pp.344,€19,90) 


Parafrasando il film-cult di Zemeckis, il libro di Alec Ross “Il nostro futuro” (Feltrinelli, pp.344,€ 19,90 ) è un autentico “ritorno dal futuro”. Già. Perché l’Autore nel futuro c’è stato, ma non grazie a un viaggio extracorporeo. Ross c'è stato perché ha potuto trovarlo in giro per il mondo, dove ciò che dovrà accadere nei prossimi anni è già accaduto qualche anno fa.

I Santuari del futuro. Come in un diario dei suoi innumerevoli tour intorno al globo, il tecno-guru USA ci racconta con decine di esempi pratici, ora sorprendenti, ora inquietanti, come cambierà la nostra vita, grazie ai nuovi santuari che non si trovano più solo nella Silicon Valley, in Giappone, in Cina o in Germania, ma ovunque vi sarà un’alta densità di cervelli e capitali. Parliamo di Estonia, Corea del Sud, Africa, Pakistan.... Con un affanno notevole della Russia, ancora alle prese con una chiusura di stampo ideologico, nonostante l’abilità nel cyberspionaggio (anche se USA e Gran Bretagna, da parte loro – il caso di Edward Snowden docet - non hanno certo nulla da imparare!).

I temi della nuova frontiera. Le sfide principali dell’innovazione digitale ruoteranno attorno alla gestione di grandi masse di dati (Big Data) che muovono miliardi di oggetti e dispositivi (Internet of Things). Grandi rivoluzioni ci aspettano nella genomica, una volta arrivati al sequenziamento dell’intero genoma umano, o dalla codicizzazione del denaro, quando le transazioni virtuali su piattaforme globali (come Blockchain), sostituiranno banconote e monete. La guerra informatica non si giocherà più solo tra gli Stati, ma si insinuerà nelle nostre case smart, a causa di piccoli e grandi elettrodomestici con sensori incorporati, attraverso i quali i cyber-Arsenio Lupin sapranno quali sono i nostri comportamenti. Ma la frontiera più sorprendente resta quella dei robot.

       Le badanti-robot. La robotica giungerà al cuore della civiltà. Come in Giappone, il paese più longevo del mondo, in cui servono entro il 2025 4 milioni di assistenti per anziani ma ne saranno disponibili solo la metà. Per questo, Toyota e Honda commercializzano già le prime badanti tecnologiche con i nomi fumettistici come Robina, Humanoid e Asimo, che interpretano emozioni, parole e movimenti umani, obbediscono a comandi vocali e aiutano l'anziano ad alzarsi dal letto e a fare due chiacchiere. A breve, promettono, superati gli scogli solidi della tecnologia e dei materiali e quelli sottili delle convinzioni etiche e culturali, i robot potranno svolgere attività intime, fino a lavarci i denti.

I tassisti dopo googlecar. Fatto sta che oltre la metà dei posti di lavoro è a rischio computerizzazione nei prossimi vent'anni. E non pensiamo solo a quelli intuitivi, come le vendite online, le applicazioni nella sanità o la classica manodopera da fabbrica, ma anche alle auto senza autista (cioè meno tassisti, ma anche meno parcheggi, perché le auto torneranno a casa e verranno a ritirarci quando è il momento), al mondo della ristorazione (esistono già in Thailandia ristoranti con camerieri-robot che apparecchiano e sparecchiano, raccolgono ordinazioni e portano piatti). In Giappone c'è addirittura una catena di parrucchieri che utilizza i robot come shampisti...

Il futuro è resilienza. Siamo agli albori di una nuova epoca, simile a quella che 20 anni fa segnava l'avvio di internet. Per la nostra sopravvivenza, ammonisce Ross - americano ottimista ma genitore attento – è necessario prenderne atto e cambiare cultura ed educazione. Con un chiaro monito: sopravviveranno ai robot solo le economie e società che, dopo l'inevitabile sconvolgimento, sapranno adattare le forze lavoro e inventare nuovi lavori. 


Chi è Alec Ross?                                   

 

E’ un quarantacinquenne statunitense orgoglioso di citare le sue origini italiane, abruzzesi per la precisione. Docente alla Columbia e alla John Hopkins University, è stato consigliere per l'innovazione di Hilary Clinton, quando era Segretario di Stato. Il Foreign Policy Magazine l’ha definito come uno dei cento più importanti pensatori globali.