Luigi di Benedetto

articolo

Sta per fondare una startup all’estero, basata su Ethereum, una delle più recenti realtà dopo il Bitcoin, grazie alla quale ha creato una sua moneta virtuale, il Gigycoin. Lo farà entro pochi mesi lanciando una ICO, una raccolta di capitali con criptovalute (la IPO del mondo finanziario). In pratica, venderà i Gigycoin per finanziare la sua impresa, uno dei primi esperimenti italiani e già visionabile in Rete.

 


Piccolo particolare (non eccezionale nell’Era Digitale): ha 19 anni, vive a Ospitaletto e frequenta il quarto anno di indirizzo informatico all’ITIS “Castelli” di Brescia. “Sono indietro di due anni, un po’ perché non ero maturo (sorride un po’ impacciato), un po’ perché la mia passione mi ha distratto parecchio. Ma ho capito la lezione e ora mi sono rimesso in riga”.

Luigi Di Benedetto è abituato a sorprendere chi vive intorno a lui. A 10 anni si appassiona, come autodidatta, a meccanica, elettronica e informatica. All’inizio è una valvola di sfogo: con un PC e un vecchio telefono attiva un collegamento internet via satellite (oggi non è più possibile). Ha internet ovunque, “a gratis”. E da qui in avanti inventa, progetta, programma e sviluppa di tutto e di più, partendo dai sistemi operativi Nintendo e PSP, per la gioia dei suoi compagni di classe, degli amici e dei papà degli amici. Solo per il gusto di diffondere ciò che crea e senza fermarsi mai di fronte alle difficoltà - e alle ingenuità dei progetti di un bambino - ma anzi sentendosi sfidato e determinato a dare il massimo.

La prima svolta è a 13 anni, con la visione di “The social network”, il film su Marc Zuckerberg che, ventenne, fonda Facebook. Luigi si documenta su internet, impara i linguaggi di programmazione e riproduce "Facemash", il social creato prima di Facebook di cui si parla nel film; inventa lui stesso un social, Facewoord, per stare in contatto con i compagni di scuola e, dopo la terza media, SearChat.it, motore di ricerca che permette a chi sta cercando nei motori di ricerca di chattare con altri, per aiutarsi nelle ricerche.

La seconda svolta, decisiva e casuale, è con Bitcoin. Usa il suo solito metodo: ne studia i meccanismi teorici e tecnici, li riproduce fedelmente e poi li personalizza. “E’ così che nasce Gigycoin”.

Ma non si ferma lì. Conosce la tecnologia blockchain di Ethereum e, insieme ad altri amici e a persone esperte, assembla i migliori componenti sul mercato e costruisce un macchinario (a lato vedi foto) che, con la sua elevata potenza di calcolo, è in grado di convalidare le transazioni, tramite le quali raccoglie profitti (in Ehter, ovviamente, la moneta digitale di Ethereum).

E, infine, la nascita della startup basata su Ethereum, con investitori stranieri interessati a un’impresa che farà da apripista, perché si occuperà di smart contract, ovvero la possibilità di erogare contratti e pagare in criptovaluta.

Luigi, oltre alla scuola, gira parecchio e incontra, grazie anche a Start2Impact - piattaforma per startup under 20 - grandi aziende e professionisti, acquisendo perseveranza e sicurezza. Ma, come ama dire, non ha “la faccia da Nerd”. Ha la ragazza, va in discoteca e in palestra, si sta candidando insieme ad altri tre compagni in una lista per le elezioni del Consiglio d’Istituto. E, soprattutto, riconosce il ruolo di papà e mamma nell’aver creduto in lui e “proteggerlo” da un mondo più grande di lui, con interessi globali. “Ai miei coetanei vorrei dire di fare come me: perseguire con determinazione e entusiasmo i propri obiettivi, senza scoraggiarsi mai, pronti a ripartire da zero”.

 

IL MONDO DI LUIGI

Per meglio comprendere il “mondo di Luigi”, è opportuno spiegare in modo sintetico alcuni termini che sono alla base della rivoluzione che sta interessando economia e finanza.

Bitcoin è il nome di una moneta digitale (non fisica come l'Euro) inventata nel 2008 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo di un individuo (o gruppo) anonimo. E’ la più conosciuta, anche se ne esistono molte altre, centinaia o migliaia, come Ether, citata nell’articolo. Può essere scambiata in Rete ed è anonimo sia il suo possesso sia il trasferimento. I principali vantaggi sono la velocità delle transazioni (pochi minuti a fronte di giorni per un bonifico) e le commissioni minime, non richiedendo intermediari (le banche). Non esiste una Banca centrale di regolazione per Bitcoin (come la Banca d’Italia, per esempio, che è controllata da privati), ma è tutto basato su una governance condivisa tra milioni di dispositivi (computer) connessi: per cambiare una regola, quindi, è necessario che la rete stessa sia d’accordo. La struttura distribuita della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale, rendono impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti o il sequestro dei bitcoin stessi. I bitcoin vengono generati dalla rete e distribuiti (si usa il termine “mining”, come per l’estrazione di oro, “gold mining”) a coloro che prendono parte alla rete in modo attivo (come Luigi), mettendo a disposizione la potenza di calcolo dei propri dispositivi, necessari per gestione e sicurezza della rete stessa. Gli archivi distribuiti tra i nodi della rete tengono traccia delle transazioni, sfruttano la crittografia per la generazione di nuova moneta e l'attribuzione della proprietà dei bitcoin.

Blockchain è la tecnologia, autonoma, alla base della rete Bitcoin e delle altre criptovalute. Letteralmente significa “catena di blocchi”, dove ogni blocco è un pacchetto di informazioni contenente le transazioni. I blocchi vengono condivisi tra tutti i nodi interconnessi della rete, come fossero legati da una catena. Ciò rende la Blockchain trasparente e sicura, con la registrazione completa e pubblica di ogni transazione, in uno stato di costante autocontrollo e validazione delle attività grazie a un sistema di consenso da parte della rete stessa.

La piattaforma Ethereum è un tipo evoluto di blockchain, nasce nel 2015 e promette di rivoluzionare il mondo commerciale perché non si ferma al puro scambio di criptovaluta (come Bitcoin), ma eroga gli «smart contracts», contratti che possono essere firmati ed eseguiti in modo automatico, senza l’intervento umano, grazie alla possibilità di realizzare dApp (applicazioni decentralizzate).