Claudio Gagliardini

Intervista a Claudio Gagliardini

Claudio Gagliardini è un “influencer” della Rete. Di quelli seguiti da migliaia di persone sui social network che, anche quando starnutiscono, ci scappa come minimo qualche decina di like e commenti. Ma non è un ventenne, tantomeno un nerd. E’ un simpatico quasi-cinquantenne, romano di natali e cremonese per amore, adora la montagna e il buon cibo, la bici e la compagnia. Solo che, di ogni cosa che assaggia, tocca, vede o sente, lui la trasforma in digitale, che sia Instagram o Twitter, Facebook, Linkedin, TripAdvisor o Youtube.


Mi riceve nel suo studio a Cremona, in un bel palazzo dell’‘800, per fare una chiacchierata sul suo recente “La nuda verità sul web marketing”. (EPC Editore, pp.156, € 18).

Claudio, che effetto fa a sentirsi un “Re Mida digitale”?

(ride di gusto, poi si ricompone pensoso). Mi piace contribuire a far vedere in modo nuovo la realtà. Pensi, ad esempio, all’iniziativa “Wiki loves monuments”, ovvero fotografare i più bei monumenti del mondo. Serve ancora l’ennesima foto al David a Firenze? Sì, perché è la narrazione e condivisione di quanto migliaia di persone vivono, con emozioni e in momenti differenti. Una foto non è mai identica all’altra. Rispondendo alla sua domanda, diciamo che io ho l’esigenza forte di condividere ciò che vivo. E’ la forma espressiva in cui mi sento più a mio agio.

Nel volume si sofferma sui temi della cittadinanza digitale, con toni particolarmente ottimistici, non trova?

Direi piuttosto speranzosi. Le nuove tecnologie danno a tutti la possibilità di individuare modalità nuove di convivenza, tra di noi e con l’ambiente, e a ciascuno la possibilità di esprimersi per ciò che è, scalzando i pilastri su cui si è retta la nostra società: denaro e potere. Una volta che abbiamo soddisfatto i bisogni principali, arriveremo al punto in cui né l’uno né l’altro potranno comprare il nostro desiderio di realizzazione. E qui la Rete ci può aiutare, perché ti mette in contatto diretto con il mondo e ti dà, se lo vuoi, la possibilità di lasciare il segno….

In effetti, lei descrive scenari avveniristici…

Mica tanto, sa? Il processo è avanzato. A medio-lungo termine avremo persone autosufficienti nella produzione di energia, cibo e oggetti; a parte i robot, che faranno molte cose, ci saranno le aziende (la gran parte) che forniscono progetti che noi stessi potremo realizzare - con stampanti 3d e altre macchine - e altre che forniranno direttamente prodotti.

Qual è stato il suo incontro “sulla via di Damasco”?

Avevo una trattoria con alcuni amici a Roma e ho sempre coltivato la passione della comunicazione. Ma la svolta è arrivata alla fine degli anni ’90 con i social networks, quelli che Umberto Eco  ha provocatoriamente definito come strumenti che “danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività… ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel….”. Io invece ne sono stato letteralmente folgorato! E allora anche Roma mi è sembrata stretta: ho venduto la trattoria e mi sono buttato nei social, ovvero il cosiddetto web 2.0.

..Diventando uno dei primi a far parte di queste “legioni”…

(ride ancora). Già. Allora eravamo davvero in pochi. Nella Rete sono considerato un “Anziano Digitale”, perché ho intuito da subito la necessità di professioni nuove, e così ho iniziato a vivere sul e del web, prima facendo siti, poi rendendoli visibili nei motori di ricerca (SEO) e, infine, occupandomi di web e social marketing.

Com’è la sua giornata-tipo?

Giro parecchio, sia come relatore ai seminari, sia per fare il mio lavoro, che poi è documentare con foto, video, post e interviste ciò che accade. E poi non mollo la mia operatività quotidiana, fatta di contenuti da postare ma, prima di ogni altra cosa, della rete di relazioni da coltivare. Capisco che è difficile inquadrare il mio lavoro, perché fa saltare gli schemi tradizionali. Tempo fa ero al Global Summit (evento di punta del marketing sul web, ndr) e scattavo foto, facevo interviste e poi ero presente come relatore in diversi momenti!

Claudio, dunque lei è un vero influencer?

 

Diciamo così: io lo sono come lo sono migliaia di altre persone che mettono nella Rete passione, competenze, voglia di interazione e capacità di rendere tutto questo fruibile a tutti. Niente di più.