Fritjof Capra

 

Intervista a Frtjof Capra

La rete è da oltre 40 anni il suo modello teorico e applicativo di riferimento. La sua visione del mondo. O, forse, la sua ossessione. Quella che l’ha tenuto in piedi mentre tutti guardavano dall’altra parte. Quella che da un po’ di anni, complici le scoperte scientifiche, l’interdipendenza planetaria di tutto ciò che accade e l’avvento di internet (la Rete, appunto) è diventata una metafora obbligata per comprendere la vita sulla Terra. 


Fritjof Capra, studioso e scrittore di fama internazionale, gira ancora il mondo per raccontare , con una gentilezza e piacevolezza rare, la “sua” rete. Sarà a Brescia il 30 ottobre per presentare il volume scritto a quattro mani con Ugo Mattei, “Ecologia del diritto” (Aboca 2017, pp.254, € 18).

Possiamo dire che la rete è un concetto consolidato, no?

Diciamo che è facile intuire, ormai, che il mondo non è più considerato una macchina, bensì una rete. E questo è il cambiamento di paradigma che avanza, da una visione meccanicistica ad una olistica ed ecologica della realtà. Le reti costituiscono modelli relazionali e la comprensione della vita in termini di reti richiede, a sua volta, una capacità di riflessione in termini di relazioni e modelli.

Nel suo libro, però, formula un’accusa molto forte al diritto, che non “pensa” ancora in modo sistemico...

Negli ultimi quarant’anni, molte opere accademiche e divulgative hanno preso in esame questo cambiamento di paradigma, ma nessuna ha dato rilievo alla dimensione giuridica, sulla quale è invece incentrato “Ecologia del diritto”. E vorrei aggiungere che né nella teoria giuridica, ma nemmeno nella concezione che la gente comune ha del diritto, si è ancora verificato un analogo cambiamento di visione, del quale si avverte oggi urgente bisogno.

Qual è la portata innovativa dello studio?

Quando si pensa al diritto, solitamente vengono in mente avvocati e cause. Il contributo che ho scritto con Mattei è invece il primo che presenta il diritto come un sistema di conoscenza, teoria generale e filosofia, insomma come una disciplina intellettuale dotata di una storia e di una struttura concettuale che hanno similitudini sorprendenti con le scienze della natura. In realtà, le due discipline hanno interagito nel corso della storia, a tal punto che la loro evoluzione parallela nel tempo ha portato a un’analoga evoluzione nella relazione concettuale tra “leggi della natura” e leggi dell’uomo.

Tornando alla critica del diritto, qual è la tesi che sostenete?

Noi critichiamo il sistema di sapere e potere che domina nel mondo. Crediamo che la teoria del diritto occidentale, insieme alla scienza, ha contribuito in maniera significativa alla moderna interpretazione meccanicistica del mondo. Poiché la modernità ha plasmato quell’orientamento materialistico e quella mentalità estrattiva tipici dell’era industriale, che è all’origine dell’odierna crisi ecologica, sociale ed economica di scala mondiale. E, per forza di cose, gli scienziati e i giuristi sono in qualche misura responsabili dell’attuale stato del mondo.

              Che cosa intende con "mentalità estrattiva"?

I processi di produzione dell'era industriale sono estrattivi in due sensi. Sono processi lineari, che estraggono materie prime dalla terra, trasformandoli in prodotti (e scarti), e vendendoli ai consumatori che, quando hanno consumato i prodotti, scartano altri rifiuti. E sono estrattivi anche nell'accezione finanziaria, ovvero estraendo la massima ricchezza finanziaria dell'economia, spesso ignorando i diritti umani, la salvaguardia dell'ambiente o qualsiasi altro valore umano.

 

Ci faccia un esempio di questo meccanismo.

L’assenza di alternative alla visione meccanicistica divenne chiara all’indomani della crisi finanziaria del 2008 quando l’unica proposta approvata in USA, il Troubled Asset Relief Program, altro non fu che un gigantesco trasferimento di fondi pubblici a grandi società, considerate “troppo grandi per fallire”. Alcune proposte di più ampia portata, avanzate nello spirito della regolazione keynesiana e dell’intervento del governo – autentico controllo del governo in seguito al salvataggio pubblico, nazionalizzazione di interessi privati e maggiore tassazione per finanziare la spesa pubblica – furono stroncate sul nascere. Anche Obama fu vittima delle multinazionali.

               A questo proposito, come colloca invece, rispetto al paradigma ecologico, il pensiero e l'azione di Donald Trump negli USA?

Trump proviene dal mondo degli affari ed è un esempio della mentalità oggi ampiamente diffusa. Le sue azioni sono prive di qualsiasi senso etico. Il bene comune è qualcosa che non ha mai avuto nemmeno in mente. Infatti, sembra incapace di compassione.

Che cosa serve per andare oltre?

Abbiamo bisogno di un'economia e di un sistema industriale guidati da principi etici, ad esempio da comportamenti per il bene comune, che non sono estrattivi ma generativi, perché generano benessere e vera e propria ricchezza vitale per le comunità nel mondo. Questa è l'unica strada percorribile.