industria 4.0: la rivoluzione “evolutiva”

 

 

 

 

Beltrametti Luca, Guarnacci Nino, Intini Nicola, La Forgia Corrado, La fabbrica connessa 

La manifattura italiana (attra)verso Industria 4.0 (Guerini e associati, 2017, pp 216, €18,50)


Industria 4.0: la rivoluzione “evolutiva”

Il manifatturiero ha fatto il Gran Balzo (+1,1% a giugno e +5,3% su base annua): il Piano Industria 4.0 funziona? Sembra, ragionevolmente, la strada giusta. Eppure, uno dei dati sorprendenti è che, nonostante l’avvento della quarta rivoluzione industriale e il copioso dibattito sul tema, sono ancora pochi coloro che ne hanno compreso contenuti, dinamiche e portata. Lo dice un’indagine di Federmeccanica, ma anche un recente contributo, divulgativo e serio, di docenti e uomini d’impresa (Beltrametti, Guarnacci, Intini e La Forgia), dal titolo “La fabbrica connessa”. La manifattura italiana (attra)verso industria 4.0 (Edizioni Guerini e Associati, pp.214).

Scarsa conoscenza. Due gli errori più evidenti, che minano l’efficacia del percorso verso “Industria 4.0”: ritenerla una rivoluzione radicale, che richiede da subito importanti investimenti; pensare che, una volta avviata, sia sufficiente “premere il bottone” per far partire il cambiamento… A questo, si aggiunga che ancora pochi conoscono le tecnologie abilitanti, a parte la cybersecurity, spesso associata all’…antivirus, e i Big Data, che molti confondono con l’utilizzo di software per l’ufficio (si stima che solo l’1% dei dati raccolti venga utilizzato per creare valore, ovvero migliorare i processi aziendali).

La via italiana al 4.0. Nel Belpaese delle PMI si sta creando (anche con “Industria 4.0”) un divario crescente tra una pattuglia di imprese avanzate (spesso grandi) e il resto del tessuto economico, che fa ancora fatica a venire in contatto con le nuove tecnologie in modo strutturato. Un “digital devide industriale”. Più che una rivoluzione, all’Italia serve un approccio graduale e modulare, che rispetti la realistica dinamica di apprendimento, anche all’interno delle aziende. Un approccio “soft”, forse, ma che già nel breve termine potrebbe dare importanti risultati ed esaltare i punti di forza delle PMI, ad esempio con il retro fitting (revamping), sensorizzando macchinari già operativi, ovvero digitalizzando alcuni processi o estraendo i dati già in possesso dell’azienda.

 

Questione di cultura diffusa. Il nuovo paradigma digitale “all’italiana” sposa una visione evolutiva, ove è in gioco un cambiamento nel lungo termine che, prima ancora che tecnologico (come fattore abilitante), è di tipo culturale, organizzativo e di strategie. Nella ricerca di nuove strade e forme di comunicazione e contaminazione tra imprese, scuola e ricerca. Sarà questa la sfida (risolutiva) dei Digital Innovation Hub e dei Competence Center.