la dittatura del calcolo

 

 

 

Paolo Zellini, La dittatura del calcolo (Adelphi, pp.186, €12)


 Non ne possiamo più fare a meno, come surrogato dei limiti della nostra intelligenza.

     Tecniche industriali e Diagnostica Medica, social network, motori di ricerca e volo degli aerei… Ci affidiamo, consapevoli o no, a complesse procedure – gli Algoritmi appunto – a cui dedichiamo la buona riuscita di operazioni.

     Norbert Wiener, padre della cibernetica, era preoccupato dei suoi possibili “risvolti demoniaci”: in assenza di una scrupolosa analisi dell’informazione utilizzata, c’è il rischio di trovarsi, alla fine di un processo, con numeri inutili e privi di senso. Con l’aggravante, però, che al Calcolo si riconosce di per sé una credibilità intrinseca, di stampo “divino”.

     L’algoritmo “ambiguo”, nel volume di Paolo Zellini (vedi sotto) si spinge sempre più avanti: seleziona l’ingresso in scuole e università, incrimina presunti colpevoli, assume o licenzia nelle aziende, sorveglia i movimenti. Prevede voti politici e luoghi del crimine, decide finanziamenti o giudica la qualità del lavoro.

     Le telecamere di George Orwell fanno sorridere: grazie a Big Data, calcoli di dimensioni enormi e tecniche avanzate di matematica e informatica, gli algoritmi sono il nuovo Oracolo, che promette soluzioni a ogni problema. Una fonte di potere che sacrifica spesso l’equità per l’efficienza, l’attendibilità del giudizio per la funzionalità dell’apparato. Portando con sé possibili distorsioni e danni irreparabili. Non tanto strumento neutrale soggetto al nostro arbitrio, quanto portatore autonomo di una credibilità propria.

Non potremo mai competere con gli Algoritmi, ma non dovremmo nemmeno rinunciare a una riflessione “umana” sull’idea di coscienza, libertà ed efficienza nell’Era 4.0.


Chi è Paolo Zellini?

Triestino, insegna Analisi numerica all’Università Tor Vergata di Roma, ha scritto numerosi saggi sull'evoluzione del pensiero matematico attraverso il concetto di infinito, approfondendo la nozione di numero in una prospettiva che abbraccia tutta la storia del pensiero, occidentale e orientale, ispirandosi dichiaratamente a Elémire Zolla. La sua ultima fatica, La dittatura del calcolo (Adelphi, pp.186, €12) è un libro molto forte, volutamente asciutto e faticosamente distaccato, che mette in luce le ambiguità legate al “totalitarismo algoritmico” del mondo nel quale siamo immersi, che si è sbarazzato da tempo dei presupposti filosofici, etici e metafisici del calcolo.