Blockchain

La chiamano – in modo trionfalistico e ultimativo – il “Protocollo di Dio”, enfatizzandone le incredibili potenzialità e applicazioni.  Certo è che la tecnologia blockchain, per ora appannaggio di una nicchia di operatori, è destinata a rivoluzionare, in modo irreversibile, la rete internet e, di conseguenza, il nostro modo di vivere.


Appare nel “lontano” 2008 - tempi biblici per l’evoluzione tecnologica - quando Satoshi Nakamoto, pseudonimo di un anonimo individuo (o gruppo), inventa il bitcoin, la prima moneta digitale. E’ il momento più acuto della crisi finanziaria globale, e Nakamoto reagisce in questo modo allo strapotere della finanza, che ha generato sfiducia tra i cittadini e delusione sul versante tecnologico, dove i computer (e gli smartphone oggi), nati per garantire più libertà personale, sono invece diventati strumenti di controllo di massa.

Il primo aspetto di questa rivoluzione è la creazione di una forma monetaria decentralizzata, senza bisogno di banche, grazie all’infrastruttura blockchain. Letteralmente, una “catena di blocchi”, dove ogni blocco è un pacchetto di informazioni contenente le transazioni. I blocchi sono condivisi da una rete interconnessa di milioni di persone, come fosse una catena, che mettono a disposizione la potenza di calcolo del proprio computer, necessaria per gestire e rendere sicura la rete stessa.

Si crea così un Libro mastro, “un registro permanente, immodificabile e distribuito di tutte le transazioni” ci aiuta a capire Nicola Attico, esperto di blockchain. Non controllato da un’autorità centrale, con l’utilizzo  della crittografia per garantire sicurezza e anonimato. Se questo registro funziona per lo scambio di denaro, si può estendere a qualsiasi tipo di transazione. E’ la seconda, straordinaria, novità. “Cosa avverrebbe se, ad esempio – ci racconta Attico entusiasta - l’identità e la proprietà, ma anche la burocrazia, la legge stessa, diventassero totalmente digitali e tracciabili sul registro? Pensa all’ambito artistico, al diritto di autore, o alla proprietà di un’abitazione…”. La tracciatura con blockchain, a onor del vero, è già attiva con molte applicazioni, non solo sperimentali. In Italia, ad esempio, è utilizzata con successo nel settore agroalimentare, con la tracciabilità di filiera dei prodotti, per garantire trasparenza, qualità e sicurezza. Il web, in fondo, era nato per questo: condividere e redistribuire informazioni a tutti. Ma si è risolto, nei fatti, nel dominio di pochi giganti che gestiscono la nostra vita. “La condivisione di dati da parte delle reti di computer prima, la fase partecipativa con i social poi, non hanno impedito che grandi aziende abbiano posizioni di monopolio dell’informazione” – dichiara Michael Casey, giornalista e consulente del MIT - Si apre una nuova era, che dovrebbe fare piazza pulita degli intermediari, per lasciare che siano le persone a forgiare i propri legami di reciproca fiducia e a definire le reti sociali e gli accordi di business.

Il web del futuro ha come fulcro la gestione dell’identità personale, in una comunità umana sempre meno fiduciosa degli intermediari e sempre più desiderosa di protagonismo. Il futuro sarà in mano a tre centri di potere: governo, finanza e tecnologia – taglia corto Casey – e la lotta si giocherà tra sistemi centralizzati e distribuiti.” Da questo punto di vista, non c’è dubbio, un sistema decentrato, rispetto ai server centralizzati, riduce i rischi dell’utilizzo distorto o improprio dei dati.

Il modello blockchain parla a persone che non intendono delegare ad altri e che si coordinano per un interesse comune. Comunità che si autodeterminano, con regole condivise, magari tramite piattaforme partecipative, come in Italia la nota “Rousseau”(di proprietà di una società privata).

 

Blockchain è un enorme cantiere aperto, giorno e notte, con tanta strada da costruire e molte contraddizioni da affrontare. Le due interviste a lato lo mettono in luce: a fronte di velocità supersoniche sul piano tecnologico, sviluppate perlopiù da giovani talenti, è assai lacunosa la riflessione sugli impatti sociali, culturali ed etici che avrà questo nuovo paradigma. Resta ancora da capire, detto brutalmente, se nel mondo di Matrix le relazioni “in carne e ossa”, come si usa dire, avranno il posto che spetta loro. Ovvero il senso distintivo dell’Avventura Umana. 


Miniglossrio

 

Smart contracts. Sono i contratti commerciali erogati sulla piattaforma blockchain. Possono essere firmati ed eseguiti in modo automatico, senza l’intervento umano, grazie alle dApp (applicazioni decentralizzate).

Registro. E’ il libro-mastro universale di tutte le transazioni, diffuso in modo distribuito su blockchain. Tiene traccia di ogni scambio, ma solo i contraenti possono identificarne il contenuto, grazie alla crittografia.

GAFA. Sono le grandi aziende leader dell’hi-tech (Google, Amazon, Facebook, Apple). Tra le prime al mondo per il loro valore in Borsa, che è superiore al debito pubblico italiano.

 

Token. E’ un piccolo dispositivo elettronico portatile, dotato di uno schermo. Genera una password temporanea formata da codici numerici a intervalli di pochi secondi che, combinata con un PIN, noto all’utente, eleva gli standard di sicurezza. Viene utilizzato con blockchain.