Nicola Attico

Intervista a Nicola Attico

Nicola Attico (44 anni) è laureato in fisica alla Normale di Pisa. Ha lavorato al MIT di Boston e da due anni si occupa di blockchain per un’azienda americana, dove approfondisce i temi legati all’internet delle cose e all’intelligenza artificiale. Ha scritto per GueriniNext  Blockchain. Guida all’ecosistema (pp.216, €22), un contributo pieno di preziosi casi concreti.


Nicola, il tuo volume è chiaramente orientato alla divulgazione di questa tecnologia. A che punto siamo? Anche all’estero, nonostante quel che si pensi, è un argomento di nicchia e, allo stesso tempo, un mondo in grande subbuglio. In questi anni siamo abituati a nuove e veloci ondate tecnologiche. Ma blockchain cambia le fondamenta di come utilizziamo internet e informatica, la possibilità di implementare una serie di attività e processi che internet non era in grado di supportare.

Per gli utenti, per le aziende e, nel lungo termine, secondo me, anche per le istituzioni.

Non saranno molto contenti i giganti della rete… E’ vero. E’ l’intermediatore di servizi e dati a diventare ingombrante. Anche se quel tipo di attività non è cattiva in sé, a mio parere. Io continuerò a dare i miei dati a Google perché il valore che attribuisco ai loro servizi è superiore. Però il futuro sarà sempre meno affidato a loro. Parafrasando un servizio conosciuto, sarà “Uber senza Uber”: un’azienda crea un software, lo rilascia su blockchain e diventa un contratto, senza intermediari. I cosiddetti “smart contract”. Un cambio di paradigma.

Quale è il settore più promettente per questa tecnologia? Certamente l’Intelligenza Artificiale, che automatizza gran parte delle attività umane e si basa su enormi quantità di dati, attualmente controllati dai giganti del web. La futura “democratizzazione dei dati” deve dare a tutti la possibilità di utilizzo e controllo, abilitando così lo sviluppo tecnologico al di fuori delle mura di poche aziende.

E per la gestione dei dati personali come la mettiamo? Blockchain dovrebbe permettere di mantenere il controllo dei propri dati personali, grazie a un uso più maturo della crittografia. Sarà una svolta anche nel settore privacy, coerente con le nuove normative. Io saprò esattamente a chi ho fornito i miei dati e, al contempo, verrò riconosciuto in modo univoco. Con un salvataggio dei miei dati su server decentrati.

Come si affermerà questo cambio di paradigma? Siamo sul crinale di una montagna.  Ci saranno grandi cambiamenti, ma in che direzione è difficile dire. Certamente non avverranno in modo lineare: si combineranno un effetto-farfalla (cambiamenti localizzati che impattano su tutto)  a un effetto-valanga. Pensa solo se Facebook (con oltre due miliardi di utenti) lanciasse la sua criptovaluta… Che cosa accadrebbe?

 

A chi è affidato il timone? Lo sviluppo di blockchain è in mano agli informatici.  Non nascondo, come intuisco dalla tua domanda, che manchi una “guida alta”, una visione d’insieme che ragioni anche su aspetti più squisitamente culturali e di impatto sociale. Il valore di blockchain è l’approccio sistemico, è l’interconnessione. Lo stiamo costruendo ora.